martedì 31 gennaio 2012

Wu lyf - Go tell fire to the mountain


















LISTA DELLE TRACCE TRA IL FUOCO E LA NEVE
  1. L Y F
  2. Cave song
  3. Such a sad puppy dog
  4. Summas bliss
  5. We bros
  6. Spitting blood
  7. Dirt
  8. Concrete gold
  9. 14 crowns for me & your friends
  10. Heavy pop

*Sospiro*
Dovrei studiare e invece mi metto a parlarvi di album che conoscete già. La vita è senza senso.

Abbè, dopo stupide premesse possiamo cominciare.
Quest'album è un po' troppo famoso per essere incluso tra le recensioni di bjorko dio, troppo una "big thing" ma va be', ce la siamo già vista con gente come i no age, beirut, e così via, quindi non mi sento in colpa.
Il concetto è semplice e carino, sviluppare linee vocali ruvide e aggressive su una base strumentale che oscilla tra il post-rock e l'indie americano, passando per la psichedelia. Il tipico sound azzimato e commovente che contraddistingue il post della fine degli anni '00, una cascata sonora che abbiamo già trovato negli stessi no age, che troviamo nei klimt 1918, nei mogwai, quando riescono a starsi tranquilli.
I wu lyf attingono a piene mani da questo patrimonio sonoro, e creano le loro personali linee melodiche, ricamate con il tipico stampo nostalgico della branca "pop" del post-rock, ma con una bella eccezione rispetto agli ultimi due gruppi citati, ad esempio. 
Il vocalist dei klimt ha una voce lucida e sentimentalona, una commistione tra il melenso e il coraggioso, mentre i mogwai semplicemente tacciono. 
È forse nell'applicazione della voce che questi signori si distinguono dagli altri appartenenti alla loro corrente. Infatti le loro linee vocali presentano una serie di influenze completamente diverse da quelle strumentali: la fonte del cantato è il punkgaze, il new weird america, i japandroids, gli animal collective: come ho anticipato all'inizio della recensione, la voce è di un gusto squisito, una ferocia resa sorridente dalla sua stessa applicazione.
Go tell fire to the mountain è un sodalizio tra l'impeto e la serenità.


MEDIAFIRE HA IL CULO SODALIZIO


2011, lyf

lunedì 30 gennaio 2012

Schonwald - Amplified nature



















LISTA DELLE TRACCE PIENE DI TASTINI
  1. Ok typewriter
  2. Slow milk
  3. Fake love
  4. One day soubrette
  5. Years months weeks days
  6. Our revolution
  7. Tangerine dream
  8. Slow milk (aristrip1 version)
  9. Thousand smiles
  10. Trade bed for free
Gli schonwald, un mashup tra algebra suicide, my bloody valentine, sonic youth, blonde redhead, si propongono come l'alternativa italiano-anglofona all'ondata dark americana, riprendendo le sonorità e le tematiche della new wave seria e del post-punk più cupo e sentimentale - ma anche più strutturale e inamidato.
Il concetto è quello, molto anni '80, di coniugare una voce femminile ipnotica, elegante, a volte esasperante che, per l'appunto, oscilla tra gli algebra suicide e i blonde redhead, a riff di chitarra prorompenti, con una base elettronica scandita da precisi giri di sintetizzatori e una drum machine scarna e violenta allo stesso tempo.

Il risultato, personalmente, mi piace terribilmente, amplified nature è un lungo lamento, stridente con la realtà che lo circonda, concreto e dispersivo allo stesso tempo, viaggia su due piani diversi, la struttura dei brani, logica, coerente, semplice, minimale, e l'effettistica che regala a questo rigore una timbrica variegata e spaziale, onirica e laconica.
La maestria sta nel coniugare un sapiente utilizzo della musica elettronica, della semplicità del minimalismo sintetizzato, con una voce che può raggiungere timbri diametralmente opposti, dalla bambina stridula, alla grande madre, passando per l'amante ruvida.
Un lavoro di tutto rispetto, pieno di riferimenti e boccioli di musica, un viaggio nel girone dell'assurdo dell'underground italiano e non solo. La rivincita dell'elettronica premeditata, il neoclassicismo della new wave, la nuova new wave. Gli schonwald urlano i loro paradigmi nei club più oscuri della città, e poche persone li ascoltano. Quindi date loro una mano.
Bello bello.

MEDIAFIRE È UN PIRATA!

2009, Pocket heaven records

domenica 29 gennaio 2012

Planning For Burial - Quietly


















LISTA DELLE TRACCE SONO UN PESACULO ORRIBILE

1. Bleached Body
2. Empty But Warm
3. Nightswimming

Sono prigrissimo. Detto questo, i compari della Enemieslist continuano a sfornare cose bellissime. Dopo il post-punk dilatato e distorto degli Have A Nice Life e l'outsiderata chansonnata di Afterlives il percorso di commistione fra post-punk, black metal e shoegaze continua, questa volta buttando dentro anche il doom. Da Late Twenties Blues è cambiato tutto. Niente più quieti terremoti eterei, solo solidissimi marmi musicali.


Dalla camera da letto per la camera da letto, questi malinconici amerregani stanno spaccando tutto. Questo potrebbe essere il mio EP preferito dell'anno solo per il riff di Bleached Body e Nightswimming.

BANDCAMP E' BANDCAMPEVOLE

2012, Autoprodotto

sabato 28 gennaio 2012

Aucan live @galleria 19 napoli (27/01/12)



Sono ancora piuttosto rintronato.
La galleria 19, una vera e propria galleria sotterranea, piena di divani divanetti e hipster da tutte le parti. E io in prima fila a guardare in faccia gli aucan, senza idolatria né sprezzo, vediamo cosa hanno da offrirci.
Psichedelia gratuitissima, luci sparate in faccia al pubblico, un quarto d'ora di introduzione elettronica, un tappeto sintetizzato dal quale, dopo una lunga e travagliata esperienza acustica, vediamo uscire finalmente i protagonisti, i tre. Batteria, sintetizzatori, campionatori, chitarre. 
Poco spazio e troppo volume, una voce gestita malino dai fonici, ma per il resto, musica divertentissima. Un muro di elettronica, troppo violento perché lo si definisca "etereo", e troppo etereo perché lo si definisca "violento". Quindi diciamo violentereo, un muro di elettronica violentereo, e il fomento del pubblico.
Un simulacro hipster della fu cultura rave, una massa di persone che ascoltano e che hanno voglia di ballare, saltare, pogare, ma non lo fanno perché coloro che sono intorno non si muovono, accennano solo il ritmo della canzone nei movimenti del capo. Una voglia repressa di agitarsi che si esplicita solo negli ultimi pezzi, i più elettronici, violenti, sulla soglia della techno più becera, il ritorno alla natura degli aucan. Spocchiosi aucan che tra l'altro non ci hanno concesso interviste perché sono asociali e sociopatici, ma va be', non fa niente.
Ho assistito a un bel concerto. Di cui non mi ricordo la scaletta ma fa niente.
Pensavo fossero più tranquilli, gli stronzi, invece sono riusciti a farmi saltare.
Tanti circuiti. Senza troppe parole: nulla di epocale, solo, intrattenimento; gli aucan arriveranno a fornire alle persone il culmine dell'intrattenimento.
Complimenti.


giovedì 26 gennaio 2012

Baths - Pop music / false B-sides


















LISTA DELLE TRACCE CHE FANNO IL BAGNO
  1. Pop song
  2. Overseas
  3. Nordic laurel
  4. Tourian Courtship
  5. Somerset
  6. Seaside town
  7. Tatami
  8. Flux
  9. Stupor
  10. Iniuria palace
  11. Lovesick synthetic
  12. The vapors
  13. Damnation
E ancora una volta mi trovo a recensire cose froce pitchforkose.
Allora. Questo baths, questo tizio, che vive in quel di los angeles, è una bellissima persona, perché ha avuto una formazione classica, del tipo, suoniamo il pianoforte da quando abbiamo 4 anni, ma ha deciso di diventare un compositore di musica elettronica.
E quindi ha tutta la mia stima. Anche se i suoi pezzi sono in quello schifo di skins.
L'album cos'è. Cosa non è. 
Un po' come quei due bastardi di nihls frahm e anne muller, baths pone la sua composizione, eterea e liquida, in un piovasco di percussioni elettroniche, che mantengono una musica che sboccia prorompente da ogni lato con delle braccia un sacco cyberose. Il concetto è simile ma il risultato è completamente diverso. L'album di cui parlavo prima, 7fingers, è una specie di anticlimax nostalgico, un lavoro che guarda alla propria identità, rivoltata come un calzino, definitivamente una release malinconica.
Pop music, invece, è felice/infelice, è presente. La felicità tranquilla e bonaria che c'è sul volto di psiche nella scultura di canova, la felicità frenetica di un bambino a cui è stato annunciato che stanno per arrivare i biscotti. 
L'infelicità di chi ha paura del mondo.
Quest'espressività viene anche lubrificata dal canto, dalla traccia vocale che lascia il segno per tutta la durata dell'album, che forse è ciò che manca alla maggior parte dei virtuosi dell'elettronica. 
Niente da dire, l'album è quasi originale, bello, sorridente.
Piacevolissimo, come un bagno caldo.


MEDIAFIRE AMA LE COSE TIPO DRUM MACHINE IN RIVA AL MARE 

 2011, Anticon

mercoledì 25 gennaio 2012

Capercaillie - Beautiful wasteland



















LISTA DELLE TRACCIRICHIII'
  1. M'ionam
  2. Inexile
  3. The tree
  4. Am mur Gorm (The blue rampart)
  5. Beautiful wasteland
  6. Co ni mi re rium? (Who will have fun with me)
  7. Shelter
  8. Hebridean hale-bopp
  9. Kepplehall / 25 KTS
  10. Thiocfadh leat fanacht
  11. Finlay's
  12. Sardinia
Ah. La pace celtica. I druidi gallesi. Il genitivo sassone.
Questa è vita. 
Beautiful wasteland è un album arborescente, che traccia le sue parole su una pergamena diafana, che racconta di uno stile di vita trascendentale, di un popolo che viaggia a metà tra l'elfico e l'umano, di una vita altra, che viene percorsa per inerzia, tra contemplazione della natura e frenesia caotica. Mai folk fu più folk: i Capercaillie non vogliono più cantare della società moderna con canzoni di denuncia, non vogliono rimescolarsi con la società, vogliono perseguire il late biosas in una regressione alla fase fetale della musica, chinandosi a terra a raccogliere e coltivare sotto una nuova ottica le radici di una musica oramai fuggita nel nero.
La forza di questa musica celtica è nella sua magia: beautiful wasteland non è una semplice descrizione paesaggistica, non è un semplice ritorno alle origini. 

È come se i galli cedroni fossero i discendenti più o meno diretti di una stirpe di timidi magi, che dall'alto della loro saggezza riescono a rifornirci di musica fortemente medicamentosa, risanante, una fresca cascata nel quale lanciarsi insieme ai propri famigli e ritrovarsi in comunione con la propria spiritualità.
Effettivamente, non riesco a immaginarmi la sessione di registrazione di questo album.
Che impressione.
(Dannati scozzesi, hanno rovinato la scozia.)

RAPIDSHARE FA POMPINI DRUIDICI

1997, Survival Records

lunedì 23 gennaio 2012

J.C. Satan - Hell death samba


















LISTA DELLE TRACCE APPOLLAIATE NEGL'INFERI
  1. Hell death samba
  2. Dear dark J
  3. Heil Mary
  4. Misunderstood
  5. Blasted
  6. In the light
  7. Crystal snake
  8. Close to me
  9. Abandon
  10. The junkie knight
  11. Unhappy girl
  12. Rhythm of sex
Ohhh. Satana, inferno, morte, samba.
Vi aspettate già qualcosa di metallosissimo e noioso che si barcamena tra i pain of salvation e i sikth, vero?
E invece no.
Hell death samba, imitando un po' i white stripes delle origini, il nick cave dei grinderman e in genere il blues punk / garage revival, è uno degli album più energici del 2011. Guardando con un sorriso sprezzante i due filoni indipendenti che si sono creati negli ultimi dodici mesi, ossia la nuova elettronica (witch house, chillwave, coldmamm't) e l'indie pop da cameretta, i j.c. satan si sfogano, in una samba infernale (appunto), con delle equalizzazioni piene e spigolose allo stesso tempo, intonando qui e lì spiritual della nuova generazione attiva, tra inni dissonanti e tachicardici e ballate tenere e romantiche, riuscendo a mantenere uno stile coerente per tutto il lavoro, ma senza mai risultare ripetitivi o autoreferenziali. Un album che sembra dare una spazzata al sogno intellettualoide del ragazzino che rivaluta l'arte concettuale e ne fa musica, un album che vuole dare un colpo di spugna ai residui del post-rock e dello shoegaze che, eterei, guastano la realtà e la rendono poco credibile.
Pur essendoci la eco di questi generi nell'effettistica che viene utilizzata in hell death samba, infatti, i j.c. satan sembrano prenderne le distanze nelle tematiche. Non c'è più la dispersione totale dei sensi, c'è più che altro la volontà di farsi passare il mal di testa dopo la sbronza. Di mettere a fuoco le cose che stanno attorno.
Divertendosi. Dimenticatevi l'ascolto freddo e distaccato che attuavate ascoltando gli oOoOO. Sta per iniziare qualcosa di più concreto, forse. E questo neoclassicismo del garage ne è anticipatore.
Bel lavoro. Questo è il loro bandcamp, se intendete acquistare qualcosa o ascoltare altro.

MEDIAFIRE GODE GUARDANDO PICCIONI

2011, Slovenly Recordings

domenica 22 gennaio 2012

The cat empire - The cat empire



















LISTA DELLE TRACCE MIAO
  1. How to explain
  2. Days like these
  3. The lost song
  4. The chariot
  5. Hello
  6. One four five
  7. The rhythm
  8. The wine song
  9. Nothing
  10. Beanni
  11. The crowd
  12. Manifesto
  13. All that talking

Maveramentenonneavevoancoraparlato?
Cominciamo? Cominciamo.

OOOOONE FOOOOUR FIVE!

BALLATE! BALLATE, SVELTI! 
Music is the language of us all
SUONATE! FATE CASINO!
Our weapons were our instruments
DIVERTITEVI! SHAKERATEVI!
We believe in melody
And harmony
And all things sweet
We sing a yum-a-yum chum
To the moon and the sun
And the rumble of the drums
And the big fat beat
We believe in the ace up the sleeve
And we shine our gold teeth
At the cats in the alleys
A flame on a match
That the wind can't catch
And when the bad guys attack
The empire strikes back 

Cazzo! Cazzo!
La quintessenza della sensualità della musica. 

Sorridete! Non c'è nessuna recensione per i cat empire, solo loro! Pensate di meno e sbattetevi di più, coglioni!

It's days like these
That make us happy 

♫♪ MEDIAFIRE ♪♫ 

2003, Virgin

sabato 21 gennaio 2012

Boris - Attention Please/Heavy Rocks




















LISTA DELLE TRACCE STIAMO RECENSENDO NUMEROSI MUSI GIALLI E LA TRACKLIST DI HEAVY ROCKS VAFFAMMOCC'

1.  Attention Please
2.  Hope
3.  Party Boy
4.  See You Next Week
5.  Tokyo Wonderland
6.  You
7.  Aileron
8.  Les Paul Custom '86
9.  Spoon
10.  Hand In Hand

Giappi divertentissimi, i Boris giappano fuori dalla Giapponia. Dopo aver prodotto alcuni album ed ep (ndr, fra cui un album con i fottutissimi SUNN O)))), giappeggiano nel 2011 con Attention Please e Heavy Rocks. Perché sto recensendo due album contemporaneamente? Perché sono uno stronzo, perché l'evoluzione sonora è stata lollosissima e perché entrambi gli album sono stati rilasciati lo stesso giorno. E perché sto cercando di fare una roba sulla falsariga di quegli imbellissimi pueri di ondarock. Solo che io uso il verbo giappeggiare.


Attention Please è, a livello concettuale, un album dream/noise pop con un paio di vagiti shoegaze di quando in quando. I Boris, furbi, giappi ed indomiti, ne fanno un patchwork impressionante di shoegaze, synth-pop, drone, post rock e ambient, saccheggiando il passato senza alcuna vergogna e rimasticando giapposamente il tutto.


Heavy Rocks è invece più sulla linea dei Fangs Anal Satan. (ndr, il vecchio nome dei Boris, lulz) Un sacco di drone, un sacco di noise, un sacco di commoventissimo post-rock lirico trascinano l'alterità aldilà delle cuffie in una landa in cui la speranza è stata venduta per un pedale con il fuzz difettoso.


Camaleonticissimi et giappissimi, si spera che i gong di questi nippoidi risuonino ancora a lungo.

MEGAUPLOAD È MORTO MA A NOI NON INTERESSA PERCHÈ MEDIAFIRE È PIÙ BELLO E VERDE GUARDATE UN SACCO DI MAIUSCOLE ACCENTATE DITEMI CHE SONO BRAVO

2011, Sargent House

giovedì 19 gennaio 2012

Rusted root - Cruel sun


















LISHTA DELLE TRASSHE
  1. Primal scream
  2. Send me on my way
  3. Tree
  4. Won't be long
  5. !@#*
  6. Cat turned blue
  7. Artificial winter
  8. Where she runs
  9. Martyr
  10. Back to the heart
  11. Scattered
Shiccome Shend me on my way è una delle canshoni più importanti del shoundtrack dell'era glashale, farò queshta recenshione parlando come shid il bradipo.
Allora, i rushted root shono un gruppo che shi è fatto vivo nel millenoveshentonovantuno con queshto album, che è una mishela bellisshima di rock, bluegrash, mushica tribaleggiante, e folk, una releashe veramente fantastica, che però è shtata abbashtanza snobbata shia dai recenshori seri shia dalle merdine tipo allmushic eshetera eshetera. E quindi io, she non lo conoshete già, vi invito a colmare queshta lacuna. In queshto album ogni canshone è unica, non sh'è un vero e proprio filo conduttore, she non lo shtile, appunto, "tribaleggiante". Fasshiamo shalti di shtile e di tematiche shpaventosi dal ritual di primal shcream allo zompettìo di shend me on my way alla passhione di tree e coshì via. Fatto shta che a volte il non esshere molto bravi, molto identitarishti, fondamentali per un genere, rieshe a farshi apprezzare meglio qualcosha che, oshannato da qualcuno, avremmo dovuto per forza dishprezzare. Il shilenzio shtampa, anshi, l'indifferensha shtampa che vige in giro sui rushted root è un bene, perché coshì io e qualcun altro posshiamo mettershi a shentire le loro canshoni e a ballare sensha paura di esshere giudicati da alcunchì. Perché noi shi ha voglia di ballare di piangere di ridere e di parlare in modo shtrano per shimpatizzare con gli eshtranei!
Un
dente di 
leone?

DEPOSHITFILESH DEVE PORTARE IN SHALVO UN BAMBINO

1991, Blue duck

mercoledì 18 gennaio 2012

maudlin of the Well - Part The Second


















LISTA DELLE TRACCE ANCORA TOBY DRIVER CI HAI ROTTO IL CAZZISSIMO

1. An Excerpt From 6,000,000,000,000 Miles Before the First, or, The Revisitation of the Blue Ghost
2. Another Excerpt: Keep Light Near You, Even When Dying
3. Rose Quartz Turning to Glass
4. Clover Garland Island
5. Laboratories of the Invisible World (Rollerskating the Cosmic Palmistric Postborder)

Ebbene sì, ancora Toby Driver. I motivi sono principalmente tre: I) questo è forse il mio album post-roba preferito, perché mi ha catapultato, da infante, in una dimensione musicale completamente nuova. II) Perché di Toby Driver in questi giorni ne ho parlato un sacco facendo sempre riferimento a quest'album. III) Perché pensavo fosse uscito l'album nuovo di Bologna Violenta e invece no (ndr, ma appena sarà sull'internet avrete una recensione di Utopie e Piccole Soddisfazioni).

I maudlin of The Well, prima del 2009, avevano già all'attivo due album, Bath e Leaving Your Body Map, entrambi legatissimi alla scena del metal a tinte progressive e brutalicissimo con EQ abbastanza alta ma con momenti compositivi avulsi dal contesto ma interessante. Qui il metallo diventa astrale, metafisico, concettuale. Questo è forse l'album, a livello attitudinale, meno metal di Driver. Non a caso si parla di astral-metal.

Momenti di lirismo sonoro sconfinato, violini come pennelli che imbrattano elegantemente il paesaggio descritto, chitarre ultrasismiche e isteriche che lo screziano, tramonti grigi, follia ordinatissima, leitmotiv, afflati di un'intera sensibilità collettiva. Ed è pure un album autoprodottissimo con i soldi dei fanz. Tenetevi la luce vicino, anche mentre morite.

IL DOWNLOAD È LIBERO VOI SIETE FROCI

2009, Autoprodotto

martedì 17 gennaio 2012

The mussy cluves - The omelette sessions



















 LISTA DELLE TRACCE ALLE UOVA
  1. Demon(strating)
  2. God save the people
  3. Alive
  4. Eliot
  5. Yesterday I saw you
  6. Junebug
  7. Summer's over
  8. Good blood bad blood
  9. Dirty blues
  10. Faucet
  11. Everybody's got a migraine
  12. Hail hail the gang's all here
  13. Temporarily untitles
  14. He's had his lumpys
  15. The kiss of the sun for pardon
  16. Purpose
Va be' che uso troppe similitudini quando recensisco ma è più forte di me, quindi anche per questo album mi prodigherò in assurdi paralleli.
Quest'album è un sabba satanico ballato da un gruppo di idioti, una bella introspezione nella musica da manicomio. Non tanto per l'eccentricità di strutture, per lo sperimentalismo o vattelapesca, ma soprattutto per la vitalità che trasuda questo lavoro da ogni poro di un insieme di pezzi male equalizzati e fini a sé stessi, inni cantati con voci incerte e roche, come fossero propri di un coro di timidi vecchietti incazzati. Coro che si trasforma in assoli della virtù del succitato ospizio dei folli, un circolo di musica indipendente (nel vero senso della parola) che viene applaudita e acclamata dai suoi frammenti. Sguardi tristi fuori dalla finestra e la gioia del festino. Tra jandek e i tv on the radio di ok calculator, i mussy cluves hanno creato un album solipsistico e folle, che lascia perplesso l'ascoltatore inconsapevole e poco elastico. Si può dire che è musica outsider? Che è musica "sperimentale"? Che è un coacervo di low fidelity?
Probabilmente è ognuna di queste cose, a suo modo. Ma, prima di tutto, è la musica del manicomio.

Figata estrema.

MEDIAFIRE VOLO' SUL NIDO DEL CUCULO

2005, bandcamp

lunedì 16 gennaio 2012

Brighter death now - Obsessis



















LISTA DELLE TRACCE POWA
  1. Intercourse
  2. Hipp Hipp Hurray
  3. ABCD
  4. Obsessis
  5. Icant Get No Sadistfaction
  6. You got sperm on your jacket
  7. In circles
  8. Mothers and daughters 
Invidiabile.
Quest'album riunisce sotto un'unica bandiera massimalista molte delle caratteristiche dei sottogeneri del noise contemporaneo, dall'harsh all'industrial alla musica elettronica al tutto quanto. Già dalla prima traccia, intercourse, capiamo con che ottica bisogna ascoltare questo album. Otto minuti di miasma vocalico e strumentale, con una sovrapposizione decisa di diversi discorsi impregnati di furore, di urla, e di rumore elettronico. Un percorso alienante che attraversa l'album in tutta la sua durata, un grossolano e magnifico collage di interferenze. Una opening che apre la strada a un incubo meccanico e meccanicistico, uno spiattellarsi e spalmare le proprie carni tra gli ingranaggi dell'oggetto. Con basi esaurienti nel senso che esauriscono, e temi esaustivi nel senso che rendono esausti, l'album si bipartisce tra valzerini elettrodomestici stressanti e perpetui, e esplosioni di follia compositiva massimalista, come dicevo al secondo rigo della recensione.
Ad ogni modo, obsessis è uno di quei bei lavori ansiogeni come piace ammé, che unisce il lavoro di elettronica a macchinari che urlano come porci squartati, a urla individuali e collettive, a tante belle cose.
Ed è del duemila! Proprio mio nonno eh.

MEDIAFIRE È MILLENARIO

2000, Cold meat industry

domenica 15 gennaio 2012

Tartar Lamb - Polyimage Of Known Exits


















LISTA DELLE TRACCE WA CHE BELLO

1.  Polyimage Of Known Exits: 1st Movement
2.  Polyimage Of Known Exits: 2st Movement
3.  Polyimage Of Known Exits: 3st Movement
4.  Polyimage Of Known Exits: 4st Movement

Ancora Toby Driver? Ancora Toby Driver. Non farò un altro excursus sulla vita di questo meraviglievole essere umano, vi basti leggere quello che ho scritto a guisa di introduzione sui Kayo Dot.


La domanda che ci si può porre è come faccia un essere umano ad essere tanto valido e poliedrico nel far musica, variando come una iena ma tenendo sempre dei tratti ben riconoscibili. Come si possa variare dal brutal al napalm più rozzo al post rock iperlirico al neogotico più partiano passando anche per la musica da camera glitchosa, pur mantenendo una sonorità ben contraddistinguibile. In tutti gli album che han fatto da contorno alla personalità che Driver ha messo su carta pentagrammata ci sono dei punti fissi, come gli ottoni che non suonano mai eccessivi o pacchianamente e inutilmente sinfonici, degli afflati dorati che si perpetuano e che possono avere qualsiasi voce.


A questo punto per quanto mi riguarda Driver può fare anche Visual Kei. Tanto sarà sempre abominevolmente figo. (ndr, sono frocissimo.)

MEDIAFIRE VUOLE ANCH'ESSA MOLTO BENE A TOBY DRIVER E MAGARI LO INTERVISTERA', CHISSA' CHI LO SA

sabato 14 gennaio 2012

Katarrhaktes - Pareidolia


















LISTA DELLE TRACCE SQUIRT
  1. Say your prayers
  2. No such thing as silence
  3. Something like loneliness
  4. The promised land
  5. Estranged
  6. Remnant of an afterimage
  7. As far as we have gone
  8. Under a black flag
Che gas.
Vi ricordate l'album di ieri, che ho descritto come un cadavere noise che si adagia tranquillo su un pavimento polveroso? Ecco, questo è quello che succede dopo. Con una intro a basso volume che sboccia subito in un sabba elettronico, coinvolgente e distruttivo allo stesso tempo - potrebbe essere quello che ascoltano i fottuti agenti smith di matrix. 
Una rivolta circuitale che in 21 minuti (di nuovo) prende il cadavere della musica techno, e lo riplasma come zombie mesmerizzato, stracolmo di energia vitale, che sprizza luci accecanti dagli occhi e dal culo. Un'esplosione dopo il fallout. Drum machine a palate, che coglie alla sprovvista chi non è abituato. Ma ultimamente ci stiamo specializzando, devo dire, tra atari teenage riot e bandcampari anonimi che si mettono a fare musica techno hardcore, non ci stupiamo più di nulla. Non della violenza delle percussioni, né dell'improbabile corredo digitaleggiante e delle pause calme e riflessive, che fanno un po' il verso al post-rock di noialtri. Oppure sì?
Fatto sta che quest'album-EP-quellocheè, mi è piaciuto tantissimo, è pieno di voglia di rivoluzione, e se fossi un discografico farei copiosi contratti con i Katarrhaktes.
Tanti auguri. Buon ascolto. Magari in cuffia. E questo è il loro bandcamp.


MEDIAFIRE FA TANTE BUCCHIN CA SI SPUT INT A NA TIELL FACIMM E ZEPPL CA SFACCIMM

2011, Bandcamp

venerdì 13 gennaio 2012

Dream machine/Piles of life - Escape from sound


















LISTA DELLE TRACCE IN FUGA
  1. 001
  2. 002
  3. 003
  4. 004
Sempre detto che su bandcamp si trovano cose tenerissime.
E poi non si capisce bene che cosa stai ascoltando, chi le ha fatte, come si chiamano i pezzi.

Ma non ha importanza, cazzo, tanto è internet! Ed è gratis.
E soprattutto ommioddio, cosa sto ascoltando, che bello! Che bello! 

Questo... coso, questo EP, possiamo dire, è uno stretto pavimento, sul quale restano le carcasse della musica rumorista di tanto tanto tempo fa, e sulle quali sono venute a fare sciacallaggio le correnti odierne del noise, un harsh pigro, lento, e abbandonato a se stesso. Potremmo chiamare una cosa del genere "drone noise", una lunga agonia agorafobica che sboccia in ogni minuto dei venti che compongono questa release. Uno studio sul rumore elettrico puro, senza né virtuosismi, né dietrologia. Senza un senso effettivo, tutta forma e niente contenuto. 
Venti minuti di musica senza un effettivo richiamo, fini solo al reciproco accrescimento, allo sfarfallio inesorabile e invitante. Ma che dico, non è musica, è la fase rem di un sogno robotico, che non ha né capo né coda, che non ha inconscio, che ci mostra solo un ammasso di circuiti e transistor. Tutti distrutti.
Suono che scappa dal suono, magistrale e acerbo allo stesso momento. 
Ne voglio ancora.
E qui ce n'è ancora.

MEDIAFIRE È MEGLIO DI BANDCAMP

2012, Bandcamp

giovedì 12 gennaio 2012

Alcest - Les Voyages De L'Âme


















LISTE' DES LES TRACCIONS

1. Autre temps
2. Là où naissent les couleurs nouvelles
3. Les voyages de l'âme
4. Nous sommes l'emeraude
5. Beings Of Light
6. Faiseurs de mondes
7. Havens
8. Summer's Glory

Neige è una bravissima persona che diventa sempre più bravissima ogni secondo che passa. Fare un tracciato dei suoi lavori serve relativamente a poco visto che lo conoscete tutti (captatio benevolentiae), ma si può dire con certezza che è la chiave di volta di tutta la scena francese che dallo scheletro dei primi Katatonia ha creato un connubio dolcissimo fra Black Metal e Shoegaze. Ovviamente fatto alla francese, con tutti i melismi del caso e senza la patina post punk, lo-fi e orientata verso il doomgaze di Wreck And Reference e Have A Nice Life.

Cosa dice quest'album in più di Souvenirs e Ecailles? Nulla. Niente. Nisba. Nada. Nihil. Si tratta soltanto di un altro afflato melodico della personalità di Neige. Non c'è l'intenzione di trasmettere parole nuove, solo di comunicare una sensibilità che ha del meraviglioso e che lacrima di una gioia ineffabile, che si stende lieve come una piuma di pavone dorata anche quando la voce del sopracitato si frantuma. Ciò che tutti si aspettavano era un album di Alcest, e lui ce l'ha consegnato magistralmente.

MEDIAFIRE FRANCESEGGIA

Prophecy Productions, 2012

mercoledì 11 gennaio 2012

Atari teenage riot - Delete yourself!


















LISTA DELLE TRACCE CONTRO IL PETROLIO
  1. Start the riot!
  2. Into the death
  3. Raverbashing
  4. Speed
  5. Sex
  6. Midijunkies
  7. Delete yourself! You got no chance to win
  8. Hetzjagd Auf Nazis! (Live)
  9. Cyberpunks are dead!
  10. Atari teenage riot
  11. Kids are United!
  12. Riot 1995
Perché fare un album vecchissimo di un gruppo famosissimo?
Perché non scoprire qualcosa di nuovo da propinare alle genti e limitarsi al già conosciuto, anche se ritenuto bello?
La risposta è molto semplice, bambini: ora come ora non ho tempo di ascoltarmi per bene un album. Quindi credo che mi aggrapperò a un album che conosco molto bene e che non può non piacere a voi amici di bjd.

Diciamo che quando i cazzoni con lo smalto nero si gasavano a ritmo di smells like teen spirit, le persone serie decidevano di sfondarsi nella cultura rave. Una bolgia infernale, che allo stesso tempo si traduceva nell'apogeo dell'alternativismo. Gli atari teenage riot sono uno dei gruppi di questa scena che coniuga al meglio l'ondata revival dell'hardcore punk dei secondi anni '90 con un technorave micidiale e un pizzico di musica digitale qui e lì. Delete youjizz è una delle cose più punk degli anni '90. Ha anticipato tutto il breakcore successivo (vuoi mettere, alec empire), e ai suoi tempi era un urlo generazionale di non poco conto. Una molotov frenetica che si lanciava a tutta violenza sulle masse che danzavano ad un ritmo insostenibile. Un gruppo anarchico che faceva canzoni anarchiche, antifasciste, anticomuniste, antitutto. La musica dei nichilisti è simile all'hardcore degli atari teenage riot di delete yourself.
Per non parlare della voce di nic endo.
Va be', sentite, chi non l'ha già fatto ascoltasse con avidità. È un piccolo violentissimo tesoro.
Cià.

MEDIAFIRE! MEDIAFIRE! MEDIAFIRE! 

1995, Digital hardcore recordings

martedì 10 gennaio 2012

Fanfarlo - Reservoir




















LISTA DELLE TRACCE DEL CIELO STELLATO E CARINO
  1. I'm a pilot
  2. Ghosts 
  3. Luna
  4. Comets
  5. Fire Escape
  6. The walls are coming down
  7. Drowning Men
  8. If it is growing
  9. Harold T. Wilkings or how to wait for a very long time
  10. Finish line
  11. Good morning midnight

Sono le piccole stronzatine che mi fanno godere di un album. Un album perfetto, è un album colmo di citazioni intellettuali, di una perfezione/imperfezione di EQ, un album che influenza tutto un mondo. Un album divertente, è un album tutto in 4/4, con cantanti che urlano inni giovanili, e che non hanno la pretesa di fare rivoluzioni.
Un album che mi piace, è un album in cui tutti noi notiamo delle cose molto carine. Anche se a volte il resto della produzione non è all'altezza di questi camei, o comunque si sposta in un'ottica molto più scemotta.
Reservoir è un album che mi piace. Ci sono molte cose belle. L'intro, in primis, un arrancare di piano e percussioni che ci mettono un po' a trovare il loro giusto tempo, è una cosa tenerissima. 
La simil-dissonanza della terza nota di basso del giro di ghosts, è una stellina in un cielo vellutato.
Sì, perché alla fine tra fanfarlo e veils non è che ci sia questa enorme differenza. Tra gli arrangiamenti archeggianti e con ritmiche basilari degli arcade fire, con i quali tutto l'indie pop/rock della seconda metà dei '00 si trova a fare i conti, e questi, non c'è un'effettiva evoluzione.

Potrebbero essere semplicemente un altro della marea di gruppi indie pop che ci vengono propinati.
Eppure! Eppure la scelta di arricchire l'arrangiamento con un vasto ventaglio di strumentisti ci puzza dei succitati AF e di beirut. Eppure la voglia di urlarsi al mondo, in un neoromanticismo spicciolissimo, ci ricorda i crocodiles, o i MGMT. Questo collage di influenze sentitissime, ha fatto sì che reservoir entrasse nella cultura pop moderna, e nella mente di ognuno di noi. Quest'album è un riassunto perfetto di un lustro che ha oramai lasciato il passo a un altro. E, anche se può risultare stucchevole o ripetitivo, ha tante piccole cose, di cui ho dato un'antifona all'inizio, che ce lo fanno apprezzare. Almeno un po'.

LETITIBIT È NOSTALGICO DEL DUEMILASEI

2009, Rough trade

lunedì 9 gennaio 2012

Kayo Dot - Gamma Knife



















LISTA DELLE TRACCE TOBY DRIVER SII LA MIA TROIA

1.  Lethe
2.  Rite Of Goetic Evocation
3.  Mirror Water, Lightning Night
4.  Ocellated God
5.  Gamma Knife

Toby Driver. Un nome e un cognome che servono a dare un'identità alla fiumana che ha portato un afflato più che necessario al mondo del metal avanguardistico. Prima polistrumentista nei maudlin of The Well, poi conduce un progetto parallelo, i Kayo Dot appunto. Dopo lo splendido canto del cigno dei maudlin, Part The Second, decide di dedicarsi anima e corpo al secondo progetto.

Cosa c'è da dire sulla vastità di una personalità così pregna di significanti e significati propri che si traduce in musica pura, sempre riconoscibile nella sua identità ma sempre varia e ad ampissimo respiro? Questo non è un album. Questo è un profondissimo taglio musicale e poetico, un coltello di raggi gamma che comincia la sua incisione con l'animo commosso e riverente del migliore Arvo Pärt, per poi gettarsi in un ovattato e celeste inferno di improvvisi stravoglimenti spaziali, temporali e materiali. Una poetica dello squarcio della phonè, del rumore nel rumore. Un lirismo la cui cetra è un animo con la distorsione accesa. La tecnica funge per quello che dovrebbe servire sempre, per far comprendere il messaggio. E il tramonto in turchese che ci offre Driver scivola fin troppo bene nel mio inconscio.

MEDIAFIRE C'E' SOLO PERCHE' VI VOGLIO MOLTO BENE

2012 (primo album recensito del 2012, coccodiococcodio), Autoproduzione

domenica 8 gennaio 2012

Pete swanson - Man with potential


















LISTA DELLE TRACCE PSEUDOPROLETARIE
  1. Misery beat
  2. Remote view
  3. A&Ox0
  4. Far Out
  5. Man with potential
  6. Face the music

Un bombardamento.
Stormi cibernetici di uccellacci metallici stridono qui e lì per il paesaggio, una ucronia caramellata all'amianto.
Non si parla più di parlare di sé. Non è più musica noise che vuole sfondare o musica da cameretta che vuole contorcersi su sé stessa.
Vi ricordate Going place, degli yellow swans?
Ecco, l'atto singolo e circoscritto del protagonista degli yellow swans, pete swanson, è la giusta continuazione di quell'album. Se in going place l'andazzo è un affresco futuristico di un futuro inesistente, man with potential è una falla nel sistema. Qualcuno ha bucato il futuro e noi non ci possiamo fare niente. In sottofondo, spie adamantine e con gli occhi rossi scrutano la nostra vita e il nostro lavoro. E noi proviamo a strapparci le carni e a camuffarci da calcolatori. Proviamo a ingannare il mondo che gli yellow swans ci hanno posto davanti, proviamo ad odiare il grande fratello e non venir vaporizzati.
E tutto quello che otteniamo, è altro mondo. Ancora, mondo. Ci entra negli occhi, ci scorre nelle orecchie, ci tappa il naso, la bocca, e altri orifizi meno noti.
Siamo pieni di paesaggio, brullo ed elettronico. Lampi che attraversano gli stormi.
Nessuna bomba a idrogeno, nessuna esplosione, nessuna anarchia.
Ci siamo noi, che proviamo ad oltrepassare il sistema, e il sistema, che sa che, come tutti gli altri, noi non ci riusciremo.
Qui i ribelli giacciono.

MEGASHARES NON SA COME CAMBIARE LA PROPRIA VITA


2011, Type

giovedì 5 gennaio 2012

Trunks - On the roof


















LISTA DELLE TRACCE CON UN OTTONE
  1. Hardfiscurry
  2. Screaming idiots
  3. Blue dot
  4. Derby
  5. Clever white youth
  6. Who's my favourite
  7. On the roof
  8. Kniee
  9. First train home
Che cazzo sto ascoltando.
Vorrei terribilmente ricondurlo a un genere musicale senza passare per "jazz", ma c'è qualcosa che mi rende impossibile farlo. Vorrei terribilmente ricondurlo a un genere musicale senza pensare ai cicala mvta, ma c'è qualcosa che mi rende impossibile farlo. 
Davvero, ci ho messo un 4-5 ascolti per focalizzare esattamente cosa stessi ascoltando.
Quindi sarò parco di spiegazioni di ciò che viene suonato in quest'album.
Fatto sta che dal primo pezzo, hardfiscurry, combinato con la copertina molto "sono dentro una piscina e guardo la tua vita oziando nella mia saggezza", traspare questa voglia postrockeggiante di fare musica anni '00 che minchia oh, facciamo finta di essere gli explosions in the sky.
Però poi, improvvisamente, si sente st'ottone dal nulla che tu dici, ma che cazz?
E poi, poi, la gente inizia a cantare. E si passa in un melting pot di canzoni funky e canzoni cabarettose e canzoni gitane che non vi sto a dire. Ogni cosa diversa dall'altra. Questo è un album che non mi ricorderò di aver ascoltato, ma che, in questo momento in cui lo sto ascoltando, mi sta dando parecchio.
Che cazzo sto ascoltando.
Non so manco che tag metterò.
In realtà è un collage di tante idee diverse, buttate lì, in un album.
Che bello.
Basta smettiamola, o non la finirò mai.
Non fate come me, appendete i generi, e ascoltatelo.

MEDIAFIRE NON CAPISCE UN CAZZO DI MUSICA

2011, Bandcamp

mercoledì 4 gennaio 2012

Belong - Common Era


















LIIIIIIIIIIIIIIIIIISTA DEEEEELLE TRAAAAAAAAAAACCE

1.  Come See
2.  Never Came Close
3.  A Walk
4.  Perfect Life
5.  Keep Still
6.  Different Heart
7.  Make Me Return
8.  Common Era
9.  Very Careful

Turk Dietrick e Michael Jones fondano i Belong nel 2002 a New Orleans (ndr, no, non sono negri e non fanno jazz), e forti della paternità shoegaze di My Bloody Valentine e Jesus And Mary Chain producono, sotto la Carpark, October Language nel 2006. Dopo altri lavori, nel 2011 emettono Common Era.

Dopo le origini in cui le sonorità viravano su un dark ambient introspettivo, qui il tema prevalente è il post-punk. Con questa virata, la morbida cupezza dell'album non è sospesa, non si protende verso l'infinito, bensì si reitera negli stessi spazi angusti, pervasi sempre dagli stessi colori. Poche tracce riattuano l'atmosfera del primo album, ma la forma, pur essendo eterea, ha un suo fine, un suo inizio, una sua geometria di linguaggio e di emozioni. Una dolce inquietudine che si perpetua per 46 minuti.

RAPIDSHARE E' QUANTUNQUE DILATATO E STORDENTE

2011, Kranky

martedì 3 gennaio 2012

Nils frahm & Anne Müller - 7fingers



















LISTA DELLE TRACCE CHE FANNO L'AMORE CON IL SAPORE
  1. Teeth
  2. 7fingers
  3. Let my key be C
  4. Show me your teeth
  5. Because this must be
  6. Journey for a traveller
  7. Reminds to teeth
  8. Duktus
  9. Long enough
Quello che succede quando gli archi incontrano la musica elettronica di una drum machine dubstepposa e matematicheggiante è una cosa che non si può raccontare in giro. Perché qui non c'è né la dispersione lenta e pigra dei dirty three, né l'attacco esplicito dei 65daysofstatic. Non c'è rivoluzione né adagio.
C'è una lunga magia. Che, come una scossa elastica, attraversa tutto il cd. Un connubio tra la bellezza dichiarata della musica da camera, e quella nascosta dell'elettronica. Una pioggia, anzi, una nevicata metallica, che sovrasta chi ascolta, costringendoci a soffermarci per tantissimo tempo ad analizzare quello sta succedendo. Un violoncello, saggio come una vecchina di montagna, fa da base a tutto quanto, in un lungo crescendo che dura minuti, senza una ritmica, senza voglia di cambiare, ma perpetuandosi per tutto il tempo. Attorno ad esso, sbocciano da ogni lato edelweiss e girasoli, giovani note di pianoforte e piene consonanti di contrabbasso, il tutto rinchiuso in una gabbia di faraday, che protegge tutta l'innocenza della strumentazione classica in una ragnatela di drum machine, loop, pattern, campionature, e chi più ne ha più ne metta.
Pochi album hanno saputo mantenere un patto così saldo tra antico e nuovo. Pochi album hanno saputo contenere pezzi dalle più disparate conseguenze, dal sogno di 7fingers e show me your teeth, al crescendo di let my key be C, al nostalgico di because this must be, all'esplosione della radioheaddosa long enough.
Pochi album froci mi sono piaciuti tanto.
Perché è un album frocio. Però bellissimo.

MEDIAFIRE È FROCIO. 

2010, Hush

lunedì 2 gennaio 2012

I am a lake of burning orchids - Innocence



















Lista delle tracce del 2011
  1. Innocence
  2. Towerblock
  3. Coma/fantasy
  4. Superclub
  5. Lights
  6. Incision/fantasy
Caso vuole, che il 2 gennaio 2012, si metta l'album che per noi è il migliore del 2011.
I am a lake of burning orchids lo conosciamo già, abbiamo già avuto a che fare con il magico summer in my veins e l'etereo morning/hands.
Se SIMV si presenta come un album che rappresenta un pianto a dirotto, un'immensa nostalgia, e morning/hands rappresenta un viaggio onirico, Innocence, a dispetto del nome, è l'apogeo della decadenza, della morte, del vomitare mentre si è ubriachi, del viaggio verso l'ignoto, e la riscoperta di antichi mali.
Urla disperate e elettroniche grosse e accavallate si intervallano con tremolanti melodie che contornano la scena, in una danza contorta che sfocia nel buio più totale, nella lotta tra il conato d'ira e la tranquillità, il sogno di un bambino
Una macabra presa di coscienza, guardare la vita davanti allo specchio, in un pessimismo circoscritto e non dilagante, che si palesa a più riprese per far finire l'incubo. Un incubo che si può risolvere solo mettendo l'album in pausa, un incubo che attraversa ogni canzone, che lega l'inizio dell'album alla fine dell'album con un doppio filo, interrotto dalla protagonista assoluta, la prosopopea della discoteca, "Superclub". Quaranta minuti di perverse fantasie che subiamo, che ci vengono tirate sulla schiena a tutta velocità.
Tutto quello che abbiamo conosciuto finora è ingannevole.
La realtà è violenta e oscura.
Ci muore
l'innocenza.

MEDIAFIRE È PRIMO IN CLASSIFICA

2011, bandcamp