mercoledì 25 aprile 2012
Daniel johnston live @piper Roma (23/04/12)
Mentre architetto questo live report, sto ascoltando songs of pain, e sto per mettermi a piangere.
Il piper è un posto delizioso. Il gruppo di apertura aveva un suo stile, indie folk epico, con il cantante che in un paio di situazioni ha cacciato una voce davvero invidiabile. Di cui non riesco a trovare il nome, ma sinceramente sticazzi.
Cominciamo. Il grassone bellissimo entra, tremando, spaurito. Imbraccia una traveler guitar e comincia a cantare. Una voce stridente e profonda allo stesso tempo. Accordi basilari fuori tempo, completamente. Commovente, sono felice. Fe-li-ce, di essere andato al concerto di daniel johnston. Aspetto solo che si metta all'organetto che c'è sulla sinistra per regalarci chissà che vecchia canzone, stonando e facendo casino come solo lui ha saputo fare nella storia della musica. Poi, l'amarezza.
Il gruppo spalla si rimpingua di altri componenti, il cantante-folk-epico caccia il suo chitarrozzo acustico, si piazza al secondo microfono. Hipster iniziano ad uscire dalle fottute pareti, chi fiondandosi sulle tastiere, chi su un basso a suonare delle fantastiche dominanti, chi alla batteria. Daniel abbandona la sua chitarrina, si avvicina al microfono e inizia a tremare. Mi ero dimenticato dell'ultimo suo album, che vanta di un apparato strumentale inutile e stupido.
E parte subito la musica. Cominciano i chitarristi, si abbandonano a questa specie di indie-arena-folk che fa impazzire metà della folla (quelli che conoscono johnston per l'ultimo album), e rende sbigottita l'altra metà della folla (quelli che seguono johnston da tempo).
E da lì sono danze, beck's, e sigarette che volano per tutto il piper mentre le ragazzine baciano i loro uomini, arrapate da una musica che più falsa non si può.
Daniel trema, il gruppo si diverte, suonano, suonano davanti a una folla!
Denaturano tutta la vita di uno dei cantautori più importanti degli ultimi cinquant'anni, trattando il nostro idolo come se fosse un bambino sulla sedia a rotelle che si deve divertire nonostante la sua condizione.
L'apice di questo squallore si manifesta in uno dei pezzi (sinceramente non mi ricordo quale sia e non me ne frega un cazzo), dove il chitarrista di cui sopra, pancia in dentro, petto in fuori, si avvicina al microfono e canta da solo. E acquisisce il palco, se ne impossessa come un bambino ciccione che ti ruba la merenda.
E Daniel trema, e non riesce ad aprire le bottigliette d'acqua che gli servono per schiarirsi una voce che dovrebbe essere tutto meno che chiara.
Impossibilità di esprimersi, johnston è stato costretto per sopravvivere ad indossare camicie di taglia M.
E a mostrarle al mondo.
Ecco che McGuffin assiste ad un'altra delle tante morti dell'arte.
Povero il mio cuore.
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E' stata così brutta la seconda parte del concerto? E l'organetto che fine ha fatto?
RispondiEliminaMa no, che minchiata, Daniel utilizza sempre un gruppo di accompagnamento, vatti a vedere il concerto alla Union Chapel in DVD. E chi lo vuole sempre all'organetto e alla chitarrina scordata non ha capito un bel niente: suonava quelli perche' non aveva altro, non perche' li preferisse. Siete schiavi dell'idea sbagliata che avete di Daniel Johnston.
RispondiEliminaEra un gruppetto di accompagnamento osceno.
RispondiEliminaNon e' che ci voglia la Filarmonica di Berlino per accompagnare Daniel Johnston.
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