
LISTA SCESA IN PISTA
1. Heaven's Gate
2. Every Little THING
3. Lake Kilarney
4. Crush
5. Taps
6. Culture Veins
7. VCR Operation
8. I've Been Gone
9. Lungs
10. Binker Part Two
11. VHS Memory
12. Tapeface
13. Watcher
14. Lights
15. Special Thanks
Chi sono i LAKE R▲DIO? Non si sa, io almeno non lo so. Si può dire che probabilmente quel simboletto che winzozz non mi riconosce si pronunci come una A, che il progetto è una one-man band presieduta dal classico nerd occhialuto e che anche questa volta ci ritroviamo impastati in quel calderone effervescente, ribollente negli States, che è la witch house. E voi direte "noooo, ancora intelaiature gotiche con sottofondi dubstep, hardbeat ultrarallentati, vocalizzi femminili disagiati etc. etc.". E io vi dirò: NO! Perché se pensate di ritrovarvi di fronte ad un neoclonaggio di Salem, oOoOO e White Ring siete nell'errore. E vi rivelerò, che qui, anche l'elemento dubstep nel quale gli altri sguazzano abbondantemente, è discretamente limitato; di certo si noterà la massiccia presenza di chillwave e di quella vecchia Ambient/IDM dei primi 90', ma l'album non tarderà a ricordarvi che in fin dei conti c'è anche la parola "house" nel binomio. E quindi al classico battito sincopato di qui sopra ecco il timido affiancarsi del ritmo costante e monotono, agli applausi infiniti tanto cari a questo genere, i quali raggiungono il culmine in VCR Operation. Niente fraintendimenti però, non ci troviamo di fronte a possibili hit della movida del sabato sera, il "taglia e cuci" brevettato da eroi hip-hop come Dj Screw, la lentezza strisciante adombrata di quel glitch ultralooppato, la nebbia, LA FOTTUTA NEBBIA!, ci restituiscono quel panorama narcotico, disagiato, da suicidio elettrocasalingo (I've been done è tra quelle che più riesce a ricordarci che in fin dei conti sempre di witch house si parla) che un po' fa l'occhiolino ad un certo morboso spleen giovanile, un po' al degrado che pende fatale sulla civiltà occidentale, e molto raccoglie a mani piene da quello che è stato il panorama artistico e musicale prodotto tra gli 80' e primi 90'.
Piccola curiosità: l'intro e il titolo del lavoro si riferiscono ad una delle tante sette suicide che costellano il panorama americano, l'"Heaven's Gate" in questo caso; l'omonima introduttiva dell'album cita appunto il discorso di iniziazione al suicidio collettivo pronunciato dal loro fondatore, l'arbitro Pierluigi Collina.
Recensione di I Al Purg BLAAAARGH






























