giovedì 29 settembre 2011

Birds Of Passage - Without The World



















LISTA DELLE TRACCE UN PO' CANTAUTORALI UN PO' NO

1. You
2. Scarlet Monkeys
3. Fantastic Frown
4. Pray For A Sunny Day
5. Skeletons
6. The Patterns On Your Face
7. All My Lines
8. Heal
9. Whisper A Word
10. My Own Mind
11. Those Blackest Winter Nights
12. Alone And Raw

I Birds Of Passage sono una concretizzazione di sensazioni, contesti e suoni che prende il nome di Alicia Merz, cantautrice Neozelandese, che produce il suo primo album, Without The World appunto, con la Denovali, la stessa casa discografica che già aveva dato da mangiare ai Lento pubblicando loro Icon.

L'album è bene figurarselo come una sconfinata taiga grigia, al cui centro sta una rapsode che confessa se stessa allo stesso paesaggio. L'atmosfera è intima, il cantato, che ricama su questa tela color perla, è di un candore e di un'innocenza sconfinata, e la musica non vuole far altro che mettere situazioni e percezioni empiriche e oniriche su carta pentagrammata, per poter condividere sè stessa con gli ascoltatori e fare in modo che anche noi poveri mortali si possa avere un pezzo di questa steppa da qualche parte nella nostra trascendenza. O fare in modo che la taiga assorba un pezzo di noi. Solo la Merz lo sa.

E nel caso ve lo stiate chiedendo, sì, son stupito perfino io che esistano dei musicisti in Nuova Zelanda. Musicisti fichi, per di più.

DOWNLOAD SENSAZIONALE, NEL SENSO DELLE SENSAZIONI

2011, Denovali

mercoledì 28 settembre 2011

Taproot - Welcome



















LISTA DELLE TRACCE COMPOSTE DA UNA SOLA PAROLA CHE FA FIGO
1.Mine
2.Poem
3.Everything
4.Art
5.Myself
6.When
7.Fault
8.Sumtimes
9.Breathe
10.Like
11.Dreams
12.Time

Recensione offerta da quel pezzo di merda di casalps.

Ommiddio ommiddio recensire un disco del genere è un impresa degna di me. I Taproot, nome di una radice di una pianta a me sconosciuta, si formano a meta degli anni 90' in California e dopo un paio di EP un po' scarsotti a dire il vero (ma sopratutto dopo il primo album, anch'esso un po' deboluccio, intitolato Gift) Fred Durst (dei più famosi Limp Bizkit) si assume il compito di diventare loro agente e nutrice, al punto che al rifiuto del latte a loro proposto ricevono chiamate minatorie dallo stesso Durst. Ma tant'è. Il punto è che “Welcome”  è davvero un album fico, anche se non mi è chiaro bene il perché. In fondo non esiste nulla di estremamente innovativo, è un mischione (tra l'altro estremamente poetico) di grunge, new wave, nu metal, alternative metal e chi ne ha più ne metta. Persino le parti vocali, da fare venire un orgasmo a un'ermafrodita, non hanno nulla di fuori dal comune. Peccato che qui siano estremamente ipnotiche e mistiche. I testi per quanto piacevoli non hanno nulla da gridare OMMIODIO OMMIODIO OMMIODDIO ORGASMO MULTIPLO, e gli arrangiamenti sono a volte scontati altre volte sorprendentemente fighi (tipo in Art, dove compaiono dal nulla degli archi che sembra provengano dalla dinastia Ming, o in Myself con un bruschissimo cambio di volume). Diciamo semplicemente che arrangiamenti e voci si sposano in un continuo idillio che durerà anche per i dischi seguenti (Blue-Sky Resarch, 2004, e Our Long Road Home, 2006) che a mio parere sono i migliori dischi di metallo e rock alternativo (con influenze elettroniche) del decennio, tant'è che gruppi come Blackout, Muse (se proprio vogliamo dirla tutta), Incubus o addirittura gli stessi limp bizkit (anche se potrei citare tantissimi altri nomi) non riescono nemmeno lontanamente a eguagliare in potenza e livello compositivo. Ok lo giuro, la smetto di fare recensioni di album nu/alternative metal.


MEDIAFIRE CI HA ROTTO IL CAZZO CON I LINKIN PARK


2002, Atlantic

martedì 27 settembre 2011

No Age - Nouns




















LILILILILISTASTASTASTA DELLE TRACCECCECCECCECCECCE

  1. Miner
  2. Eraser
  3. Teen Creeps
  4. Thing I did when I was dead
  5. Cappo
  6. Keechie
  7. Sleeper Hold
  8. Errand boy
  9. Here should be my home
  10. Impossible bouquet
  11. Ripped Knees
  12. Brain Burner
Prendete lo shoegaze, il new weird america, e l'hardcore punk. 
Prendete i my bloody valentine, gli animal collective, e gli husker du.
E già che ci siete, prendete anche un mezzo chilo di pop corn, che qui la cosa è interessante.
I no age, una twomen band californiana, ha rivoluzionato tutta la scena postgaze, reinventando il punk. Spiegando ai ragazzi della thames valley che sarebbe una grande idea prendere tutta quell'effettistica, e schiaffarla su dei pezzi a velocità sostenuta, e con un'incredibile alchimia di vasi comunicanti, alternare tracce pure, con una violenza romantica tale da far crollare il più grande ideale critico, a tracce droneggianti con un potenziale espressivo degno del post rock più struggente.
Nouns è il loro secondo album, una miscela esplosiva (scusate il cliché), che ha subito mosso la critica intercontinentale, da ondarock, che li acclama come i salvatori del buon gusto da music-fastfood, a scaruffi, che non ha ben capito quali erano le sonorità dei ramones, effettivamente.
Se voi volete sapere qual è la mia opinione, beh, la mia opinione è che Nouns non deve essere trattato come un album piacevole da ascoltare. Molti album sono piacevoli da ascoltare.
Questi signori qui, sono riusciti ad unificare la piacevolezza dell'ascolto, all'innovazione timbrica, agli arrangiamenti tanto scarni quanto interessanti.

Non basta sentirlo una volta. Non lasciatelo entrare da un orecchio ed uscire dall'altro. Assorbite, metabolizzate, ed innamoratevi. Ve lo dice uno che l'ha fatto.


MEDIAFIRE INVENTA IL PUNKGAZE

2008, Sub pop

lunedì 26 settembre 2011

Wreck And Reference - Black Cassette



















LISTA DELLE TRACCE ARISTOTELICHE

1. All The Ships Have Been Abandoned
2. Surrendering
3. In Chains, Awakening
4. Evening Redness
5. Desire Ether
6. A Lament

Gli Wreck And Reference circolano già da un po' sulla blogsphere, spammati a profusioni da un po' tutte le genti dedite alla scoperta del nuovo gruppo random lo-fi/postminchia/blackmetalloso. Con la differenza che a differenza di molte boiate autoreferenziali e fini a se stesse che vengono postate dai suddetti questi son tosti. Californensi, di Sacramento, piazzano su Bandcamp il loro primo album, Black Cassette appunto, "prodotto e distribuito" dalla Music Ruins Lives. O dalla Flenser. Non mi è ben chiaro.

L'album è un inno alla catarsi e alla purificazione tramite il contatto con la natura abrasiva propria del ciddì. Le tracce passano dall'etereo all'ancora più etereo ma violento, e il tutto è un immensa tragedia senza parodo. L'esodo invece c'è, e consiste in A Lament, che è tranquillamente la traccia migliore dell'album (forse giusto Surrendering gli tien testa). Il suono deve molto ai primissimi Katatonia, quelli che shoegazavano sui cristi che tiravano davanti al microfono. L'atmosfera è lamentosa, ma non querula e fastidiosa. Si tratta più di un canto funebre, alla fine del cui non vi è più nulla se non la catarsi definitiva della fine.

IL DOWNLOAD E' LEGALE ED ARISTOTELE E' MOLTO CONTENTO DEL FATTO CHE IO ABBIA USATO IL TERMINE CATARSI COSI' TANTE VOLTE


2011, Music Ruins Lives/Flenser

domenica 25 settembre 2011

Avey Tare & Krìa Brèkkan - Pullhair rubeye





 














ECCART ELLED ATSIL

1) Sis around the sàndmill
2) Opìs Helpus
3) Foetus no-man
4) Who welsses in my hoff
5) Lay lay off, faselam
6) Palenka
7) Sasong
8)  Was ònaìp



Recensione gentilmente offertaci da un non meglio identificato "Valino"
 
Dopo  il fruttuoso contributo agli Animal Collective nella composizione di “Feels” (2005), la dolce polistrumentista  islandese
Kristín Anna Valtýsdòttir (ex dei Mùm) sposa David Portner, membro della succitata band del Maryland  (voce, chitarra, pedali, tastiere, percussioni). Cosa nasce un’unione amorosa, di solito? La risposta non è quella che vi aspettate. Dai due innamorati musicisti nasce un album, unico e solo al mondo e destinato a rimanere così per sempre, dal momento che la coppia avrà vita breve. Il titolo già fa comparire alla mente di chi si accinge ad ascoltarlo l’immagine dei due al momento della scrittura dei brani: “Pullhair rubeye”. Lei si attorciglia ciuffi di capelli, lui si stropiccia un occhio per il sonno, il tutto arpeggiando triadi alte su una chitarra acustica che accompagnano malinconiche tonalità minori di piano.  La voce da bambina di Krìa Brèkkan e quella finalmente “unplugged” dagli equalizzatori di Avey Tare si fondono, dando alla luce un caldo e fiorito sound acustico da pic nic al lago.  A questo punto ci si chiede: che abbiano finalmente optato per un progetto pulito e privo di flanger e bastoni della pioggia? Qui vi svelo l’arcano: la loro fantasia sperimentale questa volta non si è posta limiti, convincendoli a produrre l’intero album in reverse.  E qui si giudica in maniera diversa. Il contenuto delle parole non ha più peso, ma ne acquisisce parecchio la forma. I titoli si scoprono interpretando i testi backward, com’è il caso di “Sis around the sandmill” o “Lay lay off, faselam”, frasi che sembrano comparire su un nastro che invece di svolgersi si arrotola.  Qui si presta più attenzione ad ogni respiro, alla forma del tutto che nasce dall’incognito, dal contrario, altro che convenzionale folk pop. Pullhair Rubeye suonato dal vivo, un po’ “Winters Love” un po’ “Ravine”, non è altro che l’opposto di se stesso, il medesimo recording sdoppiato e agli antipodi della scala cromatica. Per portare il tutto ad un altro ambito e mostrarlo attraverso un esempio, basti pensare che i due hanno dichiarato di esser stati ispirati da “Inland Empire” del regista David Lynch, per la composizione del suddetto.

DOWNLOAD

2007, Paw tracks

venerdì 23 settembre 2011

Brunori SAS live @fnac napoli



Da un palchetto in una fnac ci si può aspettare molto poco. Eppure ho assistito a uno spettacolo intimo e tenerissimo.
Dario brunori e il suo tastierista, parlottando con le vecchiette che chiedevano ripetutamente dettagli sulla loro attività, schernendosi continuamente, e prendendosi un caffé al bar, parlando al telefono con le loro phun, hanno riuscito a tenere benissimo testa alla folla che erano quelle 50-60 persone incatastate nella zona forum del negozio.
Tre canzoni del vol. 1 (Paolo, Come stai, e, ovviamente in chiusura, Guardia '82)  e 5 del vol. 2 (Fra milioni di stelleUna domenica notteTre capelli sul comòLa moscaIl giovane Mario) reinterpretate in versione superacustica (chitarra, tastiera, e all'occasione diamonica), hanno dato l'idea e l'impressione di trovarsi in un angolino acustico di fine serata, dove gli amici si mettono a cantare le canzoni più conosciute con il canzoniere; stavolta però il canzoniere era costituito dal corpo delle opere di dario brunori, e gli amici erano persone che sarebbero svenute a qualsiasi contatto con la persona che avevano davanti (a parte le sfacciatissime vecchiette del genere "eh i giovani d'oggi, parlano di suicidi nelle canzoni".
E ad ogni concerto della Brunori SAS, mi riempio di tenerezza (e di odio per il "NANANANANANA", sovrabusato). Andatelo a sentire tutti, ogni volta che ne avete la possibilità.
Forse lui è l'unico vero.



giovedì 22 settembre 2011

Sporto Kantès - 3 at last




















LISTA DELLE TRACCE SIAMESI CHE FUMANO LA GANJA

  1. Concrete
  2. Whistle
  3. Liquid
  4. Fight
  5. Da rock
  6. Sick song
  7. Roma's life
  8. Waiting man
  9. U are the light
  10. Tower
  11. Slits
  12. 12 of july
Gli sporto kantès sono dei tizi francesi a cui piace molto vivere, e che fanno roba che è una via di mezzo tra l'indie rock più becero e inglese e la drum 'n bass dei bassifondi di parigi. Non si capisce nemmeno bene come, diciamo che le sonorità mantengono l'allegria squillante dell'ondata inglese, mentre le equalizzazioni e la strumentazione sono tipiche dell'elettronica pomposa che ultimamente va molto di moda nel paese delle baguette.
3 at last è il loro ultimo album, che dopo i loro esordi pingui di sintetizzazione, si proietta in un suono molto più sciallo, che mescola il reggae, la neopsichedelia, e il dub. Non c'è un concetto di fondo su cui la release si muove, nessun filo conduttore: la visione dell'album, che conserva degli arrangiamenti impegnativi su delle melodie semplici e orecchiabili, è piuttosto quella di un botta e risposta, una gara di barzellette che dura la sua buona mezz'oretta. La particolarità del gruppo sta proprio nella mescolanza tra i mezzi elettronici e la collusione con un genere musicale allegro random (dal new weird al reggae al bluegrass eccetera).
La progressione dell'album è quella tipica di un prodotto new rave: canzone dopo canzone c'è sempre un modo per stuzzicare l'interesse dell'ascoltatore. È un miscuglio di suoni che raramente annoia (è una cosa che mi è successa anche ascoltando gente come i does it offend you, yeah? o i justice, giusto per identificare la qualità). Forse sarebbe meglio ascoltare un disco più serio di 3 at last, tipo spiderland o unknown pleasures. Però, stiamo scherzando, è una delle perdite di tempo più divertenti che mi posso permettere! Evviva i francesi che si credono brasiliani!


TURBOBIT HA PASSATEMPI FORTEMENTE RITMICI

2008

martedì 20 settembre 2011

Melt-Banana - Speak squeak creak




















LISTA DELLE TITITITRACCEEE (BUBUBUBUBU)

  1. Tail in Garbage (Tekepake)
  2. Rragg
  3. In x Out = Bug
  4. Scrubber
  5. So Unfilial Rule
  6. Dust Head
  7. A Teaspoon of Salt
  8. Stick Out
  9. Mouse Is a Biscuit
  10. 55 Hands Need to Cut Down
  11. P-Pop-Slop
  12. Smell the Medicine
  13. Switch
  14. P.B.D.
  15. Mind Thief
  16. Chicken Headed Raccoon Dog
  17. Cry for More Fish
  18. Screw, Loose
  19. Cook Cool Kyau Kuru
  20. Scissor Quiz
  21. Too Many to Dispose
  22. Blandished Hatman
  23. Cut Off
  24. Pierced Eye
  25. (untitled)

Allora. Speak squeak creak. In sostanza sembra di star stuprando una bambina giapponese in uno sgabuzzino, mentre da dietro si sta tenendo un concerto dei bologna violenta e dei Red krayola contemporaneamente. Questo disco è un'esasperazione continua, dove il concetto di "noise" perde tutte le sue accezioni artistiche, sperimentali, e industriali, e raggiunge un nirvana di asprezza che finora era stato raramente possibile vedere. La batteria (le batterie? nessuna batteria?) è una lunghissima percussione ossessiva sugli stessi due tamburi del cacchio, chitarra e basso si picchiano in una lotta di velocità e di secchezza, con dissonanze inutili e accordi che sembrano suonati da un coboldo isterico. La cantante, urla come una giovine arpia nei microfoni che registrano il lavoraccio del gruppo. La chitarrista, invece, prende tutte le idee che ha, e le spruzza tutte insieme, contemporaneamente, sulla sua chitarra, creando una mescolanza completamente eterogenea che stride e che rende nervoso chiunque. I batteristi invece fanno PUPAPAUAPAUPAUPAUPUPUPUPUPU, semplicemente.
Particolarissima l'ultima traccia, (untitled), che sovrappone qualcosa come due o tre canzoni, creando un miscuglio sonoro completamente alienante che rimbomba nelle cervella e riempie la mente di melma, ma che dico melma, riempie la mente di cocaina. Comunque almeno uno degli album dei melt-banana è d'obbligo, e se non li sentite la maestra vi farà tà tà sulle mani.

MEDIAFIRE FA RUMORE CON LA YAKUZA

1994, Nux organization

domenica 18 settembre 2011

shitbird - Dropping A Deuce



















LISTA DELLE TRACCE FRECCIAGIU'GIU'DESTRADESTRAADUCHEN

1. shuttlecock
2. moustache ride
3. white wash
4. bird flew
5. shitduck
6. lofi limbo
7. goonies two shitmix
8. vultures theme
9. pisscat
10. city kitties
11. tyrannous


"Vabbè dai, all'inizio c'è lo water theme di Super Mario, sarà una roba in 16 bit regolarissi-BUMBUMBUMBUMBUMPORCA LA PUTTANA
"

Sarebbe bene premettere che non so una pera di cosa faccia/abbia fatto questo tizio qua e che l'ho trovato per casissimo grazie al fessebbucc, in particolare grazie a una pagina sui POKEYMANZ, il cui autore, oltre ad essere un tizio che fa le robe in 16 bit burumbumbane ha pure una barba e ha suonato con Rico degli Uochi Toki, quindi è una brava persona e ascoltatelo dai. Ciò che so è che la Datathrash Recordings, casa discografica che produce tale album, è da tenere d'occhio per ascoltar robe fighe chiptuneggianti.

L'album in sè mi piace pensarlo come un qualcosa che farebbe Shigeru Miyamoto se soffrisse di coprolalia, se per qualche strana ragione conoscesse il ballo del Qua Qua e se affermasse a gran voce e ricoperto d'olio di motore "FANCULOH LA NUOVA COLONNA SONORA DI ZELDAH CON UN'ORCHESTRA DI SESSANTA ELEMENTIH, VOGLIO IL BALLO DEL QUA QUA DUBSTEPPOSOH IN LOOP PER OGNI SINGOLO LIVELLO, BJORKO DIO". L'Hardcore e il Noise sono diabolicamente martellanti e incessanti, ma l'album non perde mai il suo sapore retrò/vinteig/mammamiadudududududududududu che lo rende tanto godurioso.

16 minuti di pura delizia in 16 bit che lo butta nel culo, metaforicamente e con un gran rispetto per le sue radici, a tutta la roba della generazione NES/SNES. Leffigate.

DOWNLOAD LEGALE CON SHIGERU MIYAMOTO CHE TI VUOLE DAR FUOCO


2011, Datatrash Recordings

sabato 17 settembre 2011

Elephant9 - DodoVoodoo




















QUESTA LISTA DELLE TRACCE DICE DI NO AL COLESTEROLO


1. Dodovoodoo
2. I Cover The Mountain Top
3. Skink
4. Hymne
5. Misdirection
6. Doctor Honoris Causa
7. Directions

Recensione gentilmente offertaci da bau

Per il filone "Generi vecchi che ogni tanto qualcuno decide di rispolverare e ammodernare", ecco a voi gli Elephant9: il pocappenadetto gruppo norvegese è catalogato come prog/fusion, e a mio avviso si presenta come un revival pimpmyride-ato dei Weather Report.
Abbiamo così DodoVoodoo, riassunto perfettamente dalla propria copertina: un cazzo-di-niente-ma-davvero-coloratissimo-e-vario.
Questo cazzo-di-niente-etc. comincia in medias res (DodoVoodoo), con una batteria tecnicissima che non si fermerà praticamente MAI (in realtà si ferma tipo in Hymne, ma stiamo là) e risulterà fluida grazie ad abbondanti rullate che non intaccheranno in nessun modo il ritmo.
Il primo suono è uno slide di basso, che per tutta la durata dell'album funkeggierà, andando giù di crome sul tema, e lavorando in pratica per due strumenti, mancando una chitarra od una tastiera di supporto.
Senza dubbio, la parte più complessa e creativa è tutta affidata all'organo hammond ed alle tastiere, perché il sound dell'album è tutto elettrico e va avanti ad accordi dissonanti prima accennati e poi trattenuti, fraseggi veloci, scale e controscale.
La struttura, seguendo la tradizione progghete, vuole essere un'alternanza di pezzi RUSH e roba lenta e misticheggiante, che in ciascun brano si manifesta nella classica modalità intro -> evoluzione -> tensione di vapore -> esplosione vigorosa (I Cover The Mountain Top); la verità è che ciascuno improvvisa per fatti suoi, incontrandosi occasionalmente con gli altri strumenti per il "ritornello".
E per spararla grossa a pie' di recensione: la bellezza di questo disco sta nel senso che la musica acquista a mano a mano che i musicisti, attraverso l'esperienza di cosa siano capaci i propri strumenti, diventano coscienti del processo di palingenesi che stanno compiendo su un genere ormai vecchio e traballante.
Solo per fini intenditori


ZIPPYSHARE SA PAROLE COLTE COME "PALINGENESI"

2008, Rune Grammofon

venerdì 16 settembre 2011

Wolfango - Wolfango




















LISTA DELLE TRACCE IN OZIO

  1. Non importa
  2. Interstellar
  3. Verità
  4. Ozio
  5. Battericidio 
  6. Alligatori
  7. Strade
  8. Meraviglie
  9. Batman e Robin
  10. Summer Holiday
  11. Uva passa
  12. Prima
  13. T.p.
  14. Augustin


I wolfango sono (stati?) uno dei gruppi più validi del panorama della musica italiana.
Il concetto è molto semplice, un basso, un distorsore, una batteria, due voci. Il tutto ridondante e stonato, con testi senza senso, ritornelli infantili e svogliati, e un sound grezzo, che consiste nel prendere gli Shellac, scuoterli violentissimamente, mescolarli aggiungendo un RAT e una batteria malsana, togliere dalle palle Steve Albini, spruzzare la giusta quantità di una voce degna delle Shaggs, e suicidarsi.
I loro due album (Wolfango e Stagnola) sono pressoché simili, anche se probabilmente stagnola è leggermente più fruibile; quindi la recensione del primo vale parzialmente anche per il secondo. I brani, che hanno una struttura ripetitiva e ammorbante, si articolano infatti in un'assoluta assenza di complessità di ogni tipo. In america, due anni dopo stagnola, è uscito "The white stripes", che sarebbe voluto essere un esperimento di nudità rockkenrolla del genere (magari senza le fichissime stonature della 'Sofia Stefania Anna Maglione'), ma che invece si è lasciato trasportare violentemente dalla neonata corrente indie, perdendo ogni originalità.
I wolfango invece non si fanno influenzare. Il loro genere sembra una mescolanza strana tra l'outsider/trash delle figlie del vento, il grunge zozzo dei mudhoney, e non so cos'altro. Ad ogni modo la combinazione anti-artistica di un testo dadaista e infantile, un sound grasso e con dei riff martellanti, e delle voci che sembrano dei polli che vengono sgozzati, è vincente, e crea un atmosfera mai vista prima. Tranquillamente spaventoso. 
Effettivamente dovrebbe essere il mio gruppo italiano preferito, ora come ora.


A MEDIAFIRE NON IMPORTA

1997, ???

mercoledì 14 settembre 2011

tUnE-yArDs - w h o k i l l
























LISTA DELLE TRACCE CHE SONO FELICEMENTE SPERIMENTALI
  1. My country
  2. Es-so
  3. Gangsta
  4. Powa
  5. Riotriot
  6. Bizness
  7. Doorstep
  8. You yes you
  9. Wolly wolly gong
  10. Killa
A metà strada tra l'R&B della prima negra con la voce bianca che passa e il post rock matematico e disneyano dei battles, stanno i tUnE-yArDs, un gruppetto sperimentale del connecticut, che si diverte a farci divertire.
W h o k i l l è il loro ultimo album, classe 2011, che vanta uno stile personalissimo nell'arrangiamento delle canzoni, e un'enorme eclettismo di struttura, dalla ballata rythm di "Wolly wolly gong", al baccanale cartonato di "Bizness", attraversando una vallata di canzoni serene, piene di voglia di vivere e, last but not gandhi, mai sentite prima. Gli strumentisti sono liberi di sfogarsi in bizzarrie strutturali, dove tutto fa brodo, e hanno il veto di uscire fuori dagli schemi nei pezzi dove la rigorosità del contesto non deve essere alterata, in una sequenza alternata che parte con la rivolta sonora di "My country", e si chiude nella chiocciola timbrica di "Killa", rinnovandosi in una pausa R&B ogni volta che gli strumenti sono troppo sfiancati per continuare, e con i quattroquarti fin troppo evidenziati, fa ascoltare con curiosità il momento di silenzio in cui questo ponte porterà al prossimo devasto tribale-animato, come nel passaggio Es-so/Gangsta e Wolly wolly gong/Killa.
In sostanza è una ficata che non è facilissimo spiegare, ma che è sicuramente facilissimo ascoltare. Quindi scaricate.

MEDIAFIRE È ALRIGHT
2011, 4AD

martedì 13 settembre 2011

Squadra Omega - Le Nozze Chimiche



















LISTA CHE M'IMPASTA

1. Murder in the country
2. Utriusque cosmi II
3. Avviso agli imprudenti
4. Copper

Conosciuti recentemente da me medesimo con le buie sperimentazioni Free-Jazz/avanguardistiche di Tenebroso, già immaginavo l’opera dei trevigiani Squadra Omega interamente una cupa beat-allucinazione di un Burroughs strafatto come un caco. E in effetti è così. Solo che con “Le Nozze Chimiche” questa combo di individui che vanno in giro a spaventare i bambini vestiti come sacerdoti greco/egiziani e la faccia pittata di nero, enunciando di essere lo psichedelico accompagnamento di un Apollo risorgente, rivela che di assi da sbatterti in faccia sbeffeggiandoti ne ha un bel po’. Se la portata principale di questo pasto nudo è un free-jazz improvvisato, malato e squillante, il contorno è tutto patate croccanti di morbidi basso e batteria, lisergia di feedback e delay, bisbigli echeggianti nelbuiochec’hopaurapoi e come dolce una chiusura No Wave che spazza via la lentezza e se sei uno svantaggiato che ha preso sonno ora ti svegli ‘sta minchia. “E il krautrock, ti sei dimenticato il krautrock”, e io asserisco con vergogna in un angolo, cercando di far passare per sbadataggine un’ignoranza di base. Comunque me lo faccio originale questo, quando la nonna mi dà la paghetta.

Il myspizza e il mediafire che m'attizza

2011, MacinaDischi

Recensione offerta da Pompo. Non nelle casse però.

lunedì 5 settembre 2011

Kitsune^2 - Squaredance



















LISTA DELLE FOTTUTISSIME TRACCE
  1. Intro
  2. Squaredance
  3. Avast your ass
  4. Rock my emotions
  5. PKMN
  6. Goodnight
  7. U R Everything
  8. Taotao Bounce
  9. Rainbow Tylenol
  10. Dumpster of Chicken
  11. Noise channel rocker
  12. When I was a kid
  13. Sun valley
Ok, porca madonna, avevo scritto una recensione lunghissima, ma blogger ha deciso di cancellarla senza lasciar traccia, quindi adesso le fottute informazioni ve le trovate voi, io vi lascio il download, la tracklist, e le tag, e voi fate il cesso, ok figli di puttana?


http://vulpvibe.bandcamp.com/album/squaredance
Qui è dove è nato l'album
http://en.wikipedia.org/wiki/Renard_Queenston
Questa è l'identità dell'artista
http://www.lapfoxtrax.com/
Questo è il sito della lapfox
http://pariahbylorym.blogspot.com/
Questo è un sito che non c'entra niente


http://www.mediafire.com/?9i4vhywfb6864c4
E questo è il fottuto download, ok stronzi?
Divertitevi, porco wyatt, porca meredith monk, e porco google




2009, bandcamp

sabato 3 settembre 2011

Have A Nice Life - Voids



















LISTA DELLE TRACCE TRISTISSIME

Disc 1 - Powers Of Ten

1. The Big Gloom

2. Waiting For Black Metal Records To Come In The Mail
3. The Future
4. Earthmover
5. Who Would Leave Their Sun Out In The Sun?

Disc 2 - What Happened Next Was Worse

1. Human Error
2. Trespassers W
3. Defenestration Song
4. Sisyphus
5. Destinos

Gli Have A Nice Life, abbreviati con HANL o HNL, consistono in un paio di mattacchioni che sbucano fuori dal Connecticut e attaccano ad autoprodurre il detto progetto con una loro etichetta autofondata, la enemieslist. Iniziano la collaborazione nel 2003, e il primo album, Deathconsciousness, sbuca nella blogsphere e si diffonde come la peste, per quel processo per il quale un po' tutte le robe nuove vengono osteggiate ma i pochi lungimiranti che dicono "boh, a me piace" vengono citati nei libri scolastici come "gente che aveva capito tutto". Che poi è piuttosto diluito e ha dei riempitivi mostruosi ma vabbè, è per parià. Il primo disco dell'album, Powers Of Ten, non serve a una pera perché tanto son le versioni demo delle robe di Deathconsciousness. Il secondo disco dell'album è la roba interessante, e visto che son solo 5 canzoni, tanto vale parlarne in modo articolato. Human Error inizia l'album, ed è fondamentalmente un riffing soft-loud base concretizzato ma anche no su un bicordo, almeno fino alla fine, dove entra il basso e l'atmosfera si inspessisce. Questo ci porta a Trespassers W, che è più o meno l'unica canzone che si potrebbe usare come singolo. L'atmosfera diventa effettivamente quella dell'album, una tavolozza di cupissimi colori fiamminghi. L'effettistica è MBViana (se avessero avuto un EQ più brillante), e se vi devo dire a chi si rifanno le linee melodiche siete delle persone piuttosto brutte. Defenestration Song continua sulla falsariga post-punk/shoegaze della precedente, mentre Sisyphus si lascia andare a più eterei lidi, con l'arpeggiare sospeso e tendente a questi ultimi. Destinos francamente se la potevano evitare. Senza dubbio è un bell'album.

Mediafire stavolta è senza caps-lock per rappresentare l'atmosfera


2009 (Enemieslist)

venerdì 2 settembre 2011

Will Haven - The hierophant




















LISTA DELLE TRACCE BUIE

  1. Grey sky at the night
  2. King's cross
  3. Helena
  4. Hierophant
  5. Caviar with maths
  6. Landing on Ice
  7. Skinner
  8. Handlebars to freedom
  9. A day without speaking
  10. Singing in solitary
  11. Sammy Davis Jr.'s One Good Eye
  12. FireDealer
  13. Dark sun sets
Recensione gentilmente offerta dalla rana blu


Erano millenni che speravo di recensire un disco come questo. Nel lontano 2007, quand'ero ancora un pargolo impallinato con Colui Che Non Deve Essere Nominato, nell'allegra città di Sacramento i Will Haven (da sempre spalline dei Deftones) fecero uscire questo disco epocale, con Jeff Jaworski (prima nei red tape, un gruppaccio Hardcore punk dei primi 2000, consigliatissimi) alla voce al posto di Grady Avenell, che li aveva seguiti fin dall'esordio col suo scream unico. È l'unico loro disco con Jeff alla voce, e vale la pena dei suoi 50 minuti e passa d'ascolto. In parole brevissime, si tratta di "Diamond Eyes" dei concittadini Deftones (2010) in chiave opposta, ovvero un disco di buio, tenebre e uomini neri allupati, sempre appunto strasperimentale. L'intro "Grey sky at night" è la prefazione di questo trip chimico, e di chimico di per sè ha molto, quanto ne ha una massa di gas che orbita nel vuoto assoluto. E cominciano a questo punto le mazzate. "King's cross" parte da questa robaccia chimica ed esplode, martellando l'ascoltatore con testi da incubo e voce di scuola hardcore punk, tuttavia alla stesso tempo affascinante e non rozza. Stessa storia per la più veloce "Helena" , "Hierophant" e "Caviar with maths": tortura fisica, mazzate e altro sbudellamento mid-tempo. E poi si passa al freddo gelido, che ferma il pensiero in "Landing on Ice", paralizzando ogni calore nell'ascoltatore, anche grazie ai fichissimi synth alla fine, che contribuiscono a far addormentare il cervello a causa del gelo. E nel sonno inizia il lentissimo e tremendo incubo con "Skinner", che concretizza i peggiori orrori di ogni essere umano nella seconda parte. Al risveglio tornano le mazzate con "Handlebars to freedom", "A day without speaking", "Singing in solitary" e "Sammy Davis Junior's one's good eye" (dedicata all'omonimo cantante e interprete Jazz), che si rivela essere l'inizio della fine delle torture, a partire dalla seconda parte che da inizio a un allucinatissimo trip malato seguente in "Firedealer": tremendamente oscure le strofe e altrettanto violento il ritornello, fino a sfumare nella quiete che terminerà in "Dark sun sets". Lo stacco è talmente graduale che l'ascoltatore quasi si dimentica di ciò che ha appena ascoltato: la nera e buia cover rispecchia in pieno la totale oscurità descrittiva (e non narrativa, sempre in stile Cure, come Diamond Eyes appunto) del disco, che mischia experimental metal, death metal, hardcore punk, nu metal e alternative metal: una delle più piacevoli torture di sempre.

MEDIAFIRE È UNA TORTURA


2007, Bieler bros