lunedì 25 luglio 2011

I am a lake of burning orchids - Summer in my veins





















Lista delle tracce senza caps lock

  1. Summer in my veins
  2. I hereby promise
  3. All you did was love me; All I did was hurt you
  4. My first kiss was in the rain. It's gone downhill since then
  5. I am owed you
  6. No-one will ever love you as much as I do
  7. A house of golden light
  8. Golden particles
  9. Garden of light I: The flowers of Crete
  10. Garden of light II: Morning song
  11. Garden of light III: A painted bird

Un bellissimo enorme pastrocchio di felicità, rumore, urla, e lacrime. Il tutto in un alone rosa/arancione di un'insostenibile scream effimero e incomprensibile che si lascia sovrastare dal rumore.
Summer in my veins, il primo album degli I am a lake of burning orchids (primo album contemporaneo al secondo album, morning/hands), è un promiscuo stormo di rumori elettronici sparati con un preamp esagerato dritti nei nervi vestibolococleari dell'ascoltatore, un'esasperazione dello shoegaze e del noise, un esperimento riuscito malamente bene. Le canzoni (della durata media di due minuti), sono un'epopea di ventidue minuti che stordisce e commuove; si fermano tutte sullo stesso stile del rumore disuguale al casino e uguale alla tranquillità, dalla inconcepibile "Summer in my veins", fino alle opere ipersentimentali come "A house of golden light", in ogni traccia c'è qualcosa di profondamente intimo e liberatorio, che si risolve solo alla fine dell'album, una volta ascoltato davvero ogni pezzo, che alla fine non sono altro che giri elettrici con melodie piuttosto semplici, ma portate a leggenda dall'impossibile equalizzazione pregna di dolore e violenza, ci si sente svuotati completamente, come dopo aver pianto.
Alla fine l'album è proprio questo: un pianto, un pianto di chi guarda il mondo con gli occhi rossi e gonfi di lacrime, e con le orecchie otturate da rumori esagerati, un pianto che comincia con una violenza brutale e poi si lascia andare a digressioni di gioia e di dolore, a ricordi e a fantasie, al presente; un pianto che finisce in grande con "Garden of light III: a painted bird", che può essere interpretato tanto come un grido di speranza che come un grido di disperazione, un pianto che non può fare altro che svuotarci.
Un album esente da ogni panorama musicale, che potrebbe essere stato composto in qualsiasi periodo storico, ma che rappresenta la catarsi di una razza.
L'ascolto è d'obbligo.

DOWNLOAD ADDIRITTURA LEGALE

2010, bandcamp

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