domenica 3 giugno 2012

La quiete + Iceage live @hanabi Ravenna (22/05/12)



Recensione offerta dal casali.
L'hana bi è una spiaggia. Cosa fai in una spiaggia? Fai il bagno. Io ci sono andato a vedere i la quiete e gli iceage. Il palco era discreto, arrivo con mezz'ora di anticipo. Ci sono attaccate un mucchio di magliette e borsette del Bronson e dell'hana bi. Molto tristi ma vabbè. Ordino una birra e mi faccio due passi in spiaggia, mentre i ragazzoni che suoneranno dopo finiscono di mangiare. Tempo 45 minuti che si raduni un po' di gente compro anche una maglietta dei la quiete e un disco da quel cucciolotto del loro bassista. 
I La quiete dal vivo suonano esattamente come sul disco. L'EQ è sostanzialmente la stessa, fra i primi brani suonati mi ricordo "Il destino di un ombrello". A parte questo, non si capisce un cazzo di cosa dicesse il cantante, perché la loro eq da sempre tiene la voce a un volume decisamente più basso dello standard e quindi lo strumentale risalta sempre molto di più. Non che questo sia un male, perché hanno suonato qualcosa come 35 minuti, suonando alla fine "Ciò che siamo ciò che non vogliamo", che era il brano che speravo di sentire di più nonché il mio preferito. 
Assolutamente niente da dire in proposito, ottima performance. Il pubblico invece faceva cagare, io ero venuto con l'intenzione di pogare fino alla morte, ma nessuno sembrava avere voglia di fare un cazzo e quindi non ho osato iniziare perché avrei rischiato di prendere delle mazzate. Vergogna. 
Prima che salissero gli Iceage ho parlato con Napo degli Uochi Toki, e probabilmente il 23 giugno alla tempesta gemella a roma porterò degli striscioni con scritto "Napo la tua barba per la mia verginità". E poi quando gli ho fatto "Grazie mille per l'informazione" mi ha detto "Prego duemila". Questa cosa da sola ha reso fica la serata. Gli iceage, dei ragazzini, non mi hanno convinto. Fanno post punk, ok. Il cantante è bravo. Il batterista pure e non sbaglia un colpo, picchiando come un forsennato. Però mi è venuto praticamente sonno, anche perché hanno suonato qualcosa come 50 minuti. Non so se riesco a spiegarmi. Picchiavano fortissimo ed erano veloci, c'era un sacco di rumore come piace a me, però onestamente c'è qualcosa che non va nella loro musica. Anche qui niente pogo.

MILLE FOTO PER TE 

sabato 2 giugno 2012

Rosie - Aftaparty



















LISTE DELLE TRACCE MARX NIETZSCHE HITLER STALIN DALI' BAFFI INSOMMA
  1. Charlie don't surf
  2. Twisted calculator
  3. As soon as I wake up
  4. Feel electric
  5. Little old blue
  6. Sneakers for jesus
  7. Bad taste
  8. Stray (ft. Furbz)
  9. Aftaparty
  10. Poison Alan
  11. John the frog
  12. Elaine

:')

Vi siamo mancati vero?
No, non fotte un cazzo a nessuno.

Ed è per questo che continueremo con recensioni di gruppi di cui non fotte un cazzo a nessuno.
Siam tornati.


I rosie sono anacronistici. Fanno musica che andava di moda circa un lustro fa, sono un gruppetto indie pieno di voglia di divertirsi e tirosissimo. Ed è proprio per la loro esplosione di vita che racchiude un po' di arctic monkeys, un po' di bloc party, un po' di does it offend you yeah, che ho deciso di farveli conoscere per la "rinascita" del blog. D'ora in poi la recensione quotidiana sarà obbligatoria.
Prima di tutto, analizziamo il protagonista principale dell'album: I baffi.
Nick cave ha detto che un uomo senza baffi è come una donna con i baffi. Come possiamo dunque non amare un album la cui copertina è il negativo di un bel par di baffi neri? Boh! Dunque, divertiamoci.
Il filone delle tracce di quest'album si alterna tra l'indie inglesissimo e spensierato dei fratellis/killersquandononfannolecosetipoJEALOUSYYYYYTURNINGGNEEEINTUUUUDSEAAAA, e il new rave più becero, pieno di bassi e ritmatissimo (sneakers for jesus ♥), ed è adattissimo al caldo che ristagna sui vestiti inzuppati di chi studia per la maturità. Bjorko dio. Del resto è stato pubblicato nel giusto periodo dell'anno, la datazione risale al 18 giugno duemilaundici (e noi ce ne accorgiamo adesso. Perché? Perché sinceramente della musica indie non ce ne fotte un cazzo e se voi rovistasse nelle mie ricerche di bandcamp i tag più utilizzati sarebbero "harsh, punkgaze, field recordings"". 
Nulla di nuovo, insomma (e quando mai sì?), ma un ascolto piacevole e molto divertente, con delle timbriche che spaziano dal sintetizzato anni '90 al bicorde in controtempo indie-ska che andava molto di moda ai tempi di costello music. 
Questa è la gatorade che ci serve per affrontare tutte le prossime recensioni. 
E andiamo! Ci vediamo domani con il live report di la quiete + iceage del buon casalps.

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2011, Rosie

lunedì 21 maggio 2012

Dramavinile - Dramavinile



















LISTA DELLE LISTE
  1. 1
  2. 2
  3. 3
  4. 4
  5. 5
Dramavinile è un lungo viaggio silenzioso, in un iperuranio del sottosuolo al quale è difficile sfuggire.
Questo pentagono ambient si articola in paesaggi diversi l'uno dall'altro, dal cavernoso al marino, con una dolcezza timbrica degna d'un lapras, con una finezza volumica degna d'una madre, gocciolante ed eterea, allo stesso tempo ribadisce la sua concretezza nella sintesi delle percussioni che aleggia nell'aria, accompagnando la seconda traccia, che evoca un paesaggio prebiologico, da costituzione di protozoi: la creazione dell'ambiente in cui vivere, ma allo stesso tempo la tranquillità malinconica di un pensionato; musica evocativa, fraintendibile, frangibile, inquietante e calmante, poliedrica nella sua lentezza.
Arrivando poi nella terza traccia ad atmosfere più tangibili ed elettriche, che sfiorano finemente, con la punta delle dita, le tipiche sonorità harsh, accostandole ad un tema liquido e isolano, creando una dicotomia dolcissima tra l'elettronica postprodotta, quasi violenta, e un arpeggio infantile ed elegante allo stesso tempo, il cui riverbero si scioglie in un inno antico e quiescente, la quarta traccia.
5 è la triste fine del sogno.
Gran bel lavoro, devo dire.

DOWNLOAD ONE TWO THREE OHOOO WE ARE FAMILY

2012, autoprodotto?

giovedì 17 maggio 2012

Last of england - Last of england


















LISTA DELLE TTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTT
  1. A
  2. B
Ohò, che copertina carina e fumettosa, colma di riferimenti dotti e interpretazioni, chissà che album mi trovo davanti, forse qualcosa di musica elettronica? O forse un paio di suite shoegaze di matrice fortemente ritTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTT
Oh, ah. Wall noise, ok.
Uno stadio dell'esistenza della musica estremo, il cui confine con il rumore di un trapano è molto labile, la degenerazione spontanea dell'harsh noise, dove il rumore assordante diventa più importante di qualsiasi melodia.
È difficilissimo recensire album del genere, quindi non voglio provare a descriverlo accuratamente, perché potrei sbagliarmi su parecchie cose. Orientativamente, differisce dal resto dei lavori wall che ho ascoltato per la sua caratteristica di essere un pelino più accessibile ed ascoltabile, votato allo stridore delle frequenze alte, più che al borbottio di un rumore paludoso. 
Le due suite, che durano entrambe 9 minuti e 59 secondi, si passano il testimone di un'unica lunga composizione, la cui divisione è atta soprattutto a riposare le orecchie, più che a creare la condizione interpretativa di un simbolo: entrambe descrivono lo stesso paesaggio futurista e storpio, di una violenza nervosa (e non abissale, come capita di solito) che si trasmuta in centinaia di forchette stridenti immerse in un ambiente di interferenza ipertonica. 
Entry level, ma molto bello.
Enjoy.

BANDCAMP CON FREE DOWNNNNNNNNNNNNNNNNNNNN

2010, NNNCO

lunedì 14 maggio 2012

Dweller On The Threshold - Dweller On The Threshold


















LISTA DELLE AUGH

1.  I (Don't) Know You
2.  The Woods: Electric
3.  Crumbling House
4.  The Drone
5.  Where Did You Go?
6.  Gallery of Stars  
7.  Waves
8.  Cantos 984
9.  Bell

Eh, la Enemieslist. Eh, cose. Eh, il blackgaze americano. Eh, il neodoom melanconico. Eh, l'outsider grigioso. E ora che ci tira fuori dalla tuba una delle robe diyose statunitensi più pompate al momento? Una lepre con la rabbia? No, un disco alt-folk/countryoso con tantissimo post hc. Dopo aver accettato la conturbante consapevolezza che gli stessi che hanno fatto Deathconsciousness ora stanno facendo questa mostruosità di generi sotto al titolo di una canzone di Van Morrison potete pure ascoltare uno degli album alt folk più belli del 2012. Potete prendere a piene mani nel deserto Neil Youngiano sferzato da fiori venuti da lontano ancora lussureggianti. Potete guardare trasformarsi questo deserto in un bosco dove i tronchi degli alberi sono tralicci d'alta tensione. Potete farvi cullare dalle ninna nanne alla cartavetro delle lire delle pianure vuote e sussurranti, che subito ritornano a ridesertificarsi per lacerare a forza di lacrime il terreno. Potete toccare con le mani il terriccio bollente e sfrigolante che trema sotto le vostre orecchie. Potete guardare i brujo messicani compiere pratiche occulte sotto un cielo che ha lo stesso colore dello schermo di un televisore rotto. Potete scoprire una nuova faccia del rumore, romantico e intimo. Quest'album è una continua metamorfosi sonora, che non vuole settare una vera e propria identità. Non è altro che un coagulo di generi che raccontano una non-storia, un non-luogo non-naturale immaginario. La cosa bella è che funziona. A vedere gli scoiattoli zompettare e poi friggersi sui cavi elettrici ci sarete pure voi.


DOWNLOAD SU SITI OCCULTI

2012, Enemieslist

domenica 13 maggio 2012

Laurel noose - Europa signal


















LISTA DELLE TRACCE AM
  1. 16084 kHz: One time pad
  2. 4625 kHz: The funds will be wired to your account
  3. 11545 kHz: Lower sideband
Cosa si può creare con solamente una radio?
Un album che parla di altri album, o di attualità, o di preghiere, di stazioni radio che rimangono fedeli all'interferenza, ma mai un'opera concettuale, un gruppo di canzoni legate da un filo, che trasmettono qualcosa all'ascoltatore: può essere solo un divertente esperimento di collage che stuzzica la curiosità, qualcosa di originale ed inutile allo stesso tempo, giusto?
Giusto?
No.

Laurel noose è l'ermete trismegisto che riesce a coagulare le diverse frequenze di quest'alchimia, l'esasperazione lamentosa, echeggiante, inquietante, onirica della frequenza 16084 (un soundscape degno dei film più visionari di Lynch), la calma pigra e apparente della frequenza 4625, il brano più lungo dell'album, che si protrae oziosamente per più di tredici minuti, e l'attacco scatenato della frequenza 11545, che interrompe bruscamente la traccia precedente con una violenza inaudita, con un muro noise (sempre campionato dalle radio) che è forse ciò in cui Laurel riesce meglio.
Sì, perché Laurel noose è un microfonista di field recordings, è un'artista sperimentale, che gioca in post-produzione con i suoni che ha registrato, che riesce a creare da una serie di sonorità non sue il suo preciso stile, che riesce ad introdurre nel suo lavoro una concettualità che alla musica ambient o field spesso è completamente estranea; è un ladrone che ha sfruttato i doni delle alte frequenze per cucirsi addosso un abito inconfondibile, che ha ribaltato il rapporto tra ascoltante e ascoltato, un po' come fa cage nel suo Imaginary landscape No. 4, ma rendendosi utente attivo del medium di massa.
Sì, Laurel noose è tutte queste cose.
Ma è proprio nell'ultimo brano che capiamo quando Laurel noose sia prima di tutto un lago di orchidee che bruciano.
Buon ascolto a tutti quanti.

MEDIAFIRE ALLA FINE DELLA STORIA È IAALOBO

(31/12) 2011, Lake orchids

sabato 12 maggio 2012

Sigur Rós - Valtari


















LISTA DELLE TRACCE FROCE CHE SALTANO NELLE POZZANGHERE
  1. Ég anda
  2. Ekki Múkk
  3. Varúð
  4. Rembihnútur
  5. Dauðalogn
  6. Varðeldur
  7. Valtari
  8. Fjögur píanó
...
Finalmente.
Lascerò parlare in mia vece il buon alex de arcangelis, che saltella coi sigur da ben più tempo di me.
 
Ascoltare un nuovo disco di quel gruppetto di islandesi bizzarri altresì conosciuti come Sigur Ros equivale a correre un grosso rischio: gridare al capolavoro esclusivamente in virtù del nome sulla copertina. Ok, un po' di storia innanzitutto: era il 2008 quando i Sigur Ros erano stati dati per dispersi. Il buon vecchio Jonsi, miagolante frontman del quartetto (? Quintetto? Ma quanti sono?), si era concentrato su diversi side-projects, quali Riceboy Sleeps e l'ottimo Go. A fine 2011, esce Inni, live con la "L" maiuscola, ma, in fin dei conti, nulla di nuovo sotto il sole. Poi, all'improvviso, nonostante le voci di separazione, le critiche di quanti sostenevano che i Sigur Ros fossero morti e non avessero più nulla da dire, un semplicissimo tweet made in Iceland ha scatenato il finimondo.
Valtari. Che, on the side, significa "rullo".
Ma torniamo where it all begins: chi scrive, al primo ascolto, ha immediatamente percepito il proprio hipster within agitarsi, vomitare veleno sulla EMI che tanto aveva castrato la band ai tempi dell'impronunciabilissimo með suð í eyrum við spilum endalaust e dalla quale i Sigur Ros si sono finalmente distaccati, per abbracciare la più modesta, seppur maggiormente permissiva, Smekkleysa ("Bad Taste"). <Confessioni mode: on> Anche io ho gridato ciecamente al capolavoro <Confessioni mode: off>. Come al solito, i SR regalano, in allegato con il disco, un biglietto di sicura andata ed incerto ritorno per le lande dilatate e misticissime dell'Islanda. Questa volta, pero', non si vola verso le province di un Takk qualsiasi o verso i freddissimi ghiacciai di Agaetis Byrjun, non verso i buchi neri di Von, bensì verso i dolcissimi spazi di ( ), forse la location più affascinante di SigurRosLandia. Sicuramente, ripeto, ho gridato troppo presto al capolavoro, senza analizzare a fondo la profondità dei pezzi, ma sono più che sicuro che il soundscape creato da Valtari riesce in maniera più che brillante a far riecheggiare la mia vox clamantis in deserto. Anzi, in ghiacciaio. Endalaust.


MEDIAFIRE HOLD ON

2012, Smekkleysa

venerdì 11 maggio 2012

Sea Oleena - Sleeplessness


















pìm pìm pìm
  1. Southbound
  2. Sleepless Fever
  3. Insomnia plague
  4. Untitled
  5. Sister
  6. Milk
  7. Orion's eyes
Shhh.
Poche pretese, un po' troppa popolarità che ha finito per rovinarla agli occhi di alcuni recensori. Quel pelino in più rispetto alla sconosciutezza della marmaglia bandcampara.
Sea oleena non ha mai deciso di scrivere chissà che opera dell'umanità.
Sea oleena ha deciso di comporre un EP che shhh,
shhh.
Molto piano, non roviniamo l'insonnia a questa voce inzuppata di delay e alle chitarre effettate.
Ci sono momenti nella vita di un ascoltatore, di un recensore, in cui c'è bisogno di giudicare, di scoprire geni, di cambiare la propria vita aprendosi a nuove tipologie di musica, nuovi sperimentalismi.
Ci sono anche momenti in cui si vuole solo ascoltare un po' di musica. 
Un po' di bella musica, di cui innamorarsi senza né se, né ma, da apprezzare senza considerarne cause e conseguenze. 
Sea oleena ha deciso di raccontarci i suoi passetti notturni nel salotto, come una cara amica. E noi, per educazione, dobbiamo ascoltarla. 
Chissà che non scopriamo qualcosa di nuovo.
Endless night and half-lived days.

Bandcamp...

2011, Bandcamp